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Home Genova fatti e notizie Un commento alla legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici di Pino Cosentino
Un commento alla legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici di Pino Cosentino PDF Stampa E-mail
Scritto da Pino Cosentino   
Giovedì 19 Novembre 2009 18:15
La legge di privatizzazione dei servizi pubblici è stata accolta con preoccupazione e ostilità da parte di giornali e media notoriamente collegati a banche e gruppi industriali. Anche sindacati e forze politiche di centro, di sinistra, e perfino di destra (come la Lega, ma anche settori del PDL) hanno dimostrato avversione per questa legge.

Certi giornali si spingono molto avanti nella critica della legge. Il noto foglio sovversivo “La Stampa”, ad esempio, pubblica in prima pagina l'articolo di un economista eretico, Scurati, che prendendo spunto dalla legge di privatizzazione dei servizi pubblici, critica aspramente il capitalismo e la privatizzazione di tutti gli ambiti dell'esistenza.

Tutto questo fa nascere qualche interrogativo. Ma la privatizzazione dei servizi pubblici non è un'operazione voluta da tutto l'establishment economico e da tutti i partiti, con l'eccezione dell'estrema sinistra? Se lo scontro è “privato contro pubblico”, ci aspetteremmo una rituale opposizione di principio del centrosinistra, blanda come al solito, non questa levata di scudi.

Anche a livello “sociale” qualcosa si muove, dove forse non ce l'aspetteremmo.

A Genova i dipendenti dell'AMIU (la società, controllata al 100% dal Comune, che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, oltre ad altre attività minori) hanno partecipato in massa allo scipero nazionale unitario contro la legge. Il motivo della protesta? Questa legge ha “l'obiettivo di distruggere...gli importantissimi sviluppi dei processi industriali e aggregativi di un settore in crescita”.

Da questa dichiarazione si comprende chiaramente che lo sciopero non è contro Iride, ma a sostegno di Iride. Non è contro la privatizzazione, ma contro un certo tipo di privatizzazione.

E allora si incomincia a vedere un po' di luce. Questa legge cade in un contesto in cui i servizi pubblici erano già privatizzati. La questione non è ormai pubblico-privato, ma privato-privato, ossia quale tipo di privato.

Il Rubicone è stato passato quando gli enti locali hanno trasferito le loro attività a società per azioni, seppure interamente di proprietà pubblica. Quello è stato il passaggio fondamentale e decisivo. A quel punto la battaglia per il “pubblico” è stata persa. Ciò vale anche per l'energia, le autostrade, le telecomunicazioni.

Sui servizi pubblici ora si sta giocando una complessa partita, non facile da decifrare. I “politici” sono maestri nel depistare e rilasciare dichiarazioni intese a nascondere la verità.

Un'ipotesi è che lo scontro sia tra le grandi multinazionali del settore, come Veolia, e le multiutilities, legate al territorio (cioè agli imprenditori e ai politici dell'area geografica di origine; nel caso di Iride, Genova e Torino). Ma anche questa potrebbe essere una semplificazione assai rozza.

Quello che appare certo è che la gestione “pubblica” non è garanzia di una gestione nell'interesse pubblico.

I sindacati AMIU, per fare un esempio, a proposito dello sciopero generale dei lavoratori dei servizi pubblici, affermano anche: “Al centro della protesta c'è la salvagurdia del ciclo integrato dei rifiuti”, che com'è noto, significa: inceneritore. L'AMIU, 100% del Comune di Genova, ha sabotato sistematicamente la raccolta differenziata, ha promossa una disastrosa sperimentazione di raccolta differenziata spacciata per “porta a porta” in due quartieri genovesi, e ora si appresta a realizzare e gestire un inceneritore-gassificatore da 150.000 tonnellate/anno.

Per questo oggi occorre stare ben attenti. Questa gente, e i loro padrini politici, se ne debbono andare, questo “pubblico” è “privato” quanto e più del “privato” dichiarato.

Noi dobbiamo appoggiare una gestione davvero pubblica, aperta alla partecipazione dei cittadini, una partecipazione non di facciata, o affidata a un confuso assemblearismo. Ma una partecipazione che, attraverso regole precise, assegni, ai cittadini attivi e partecipi, precisi poteri decisionali.

Pino Cosentino

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Novembre 2009 20:06
 

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