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Redazione AreaGenova
L'odore del Natale PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna Lisa MInutillo   
Martedì 04 Dicembre 2012 04:48

Anna lisa MinutilloSi iniziano a vedere le cime delle montagne imbiancate ,si inizia a sentire l’odore del Natale nell’aria,impazzano le prima immagini di ghirlande e alberi di Natale colorati,video dove vediamo tutto il buonismo del mondo che nessuno ci regala mai nella realtà però.
Immagini di pace che fanno anche stare bene il cuore se non fosse che restano solo immagini il più delle volte purtroppo.
Momenti che non dovrebbero limitarsi a restare tali ma che andrebbero cercati e ricreati durante l’anno più volte altrimenti se non è Natale tutti i giorni non lo è mai.
Si sentono discorsi,se sentono desideri espressi e non ,si sentono progetti di veglioni e serate illuminate,le vetrine si stanno allestendo per questo spettacolo che fra poco vedrà tutti smaniosi di mania di protagonismo almeno per una sera che poi sarà una sera come tante a parte la musica assordante e le chiacchiere che non danno ne tolgono valore aggiunto alla circostanza.
L’importante sarà arrivare in questi locali,con l’abito più bello,con il sorriso più finto disegnato sulle labbra dal rossetto modaiolo del momento,tutti felici sempre e comunque intanto che il mondo va a rotoli.
Tutte le volte si diventa buoni a convenienza,come per espiare l’indifferenza di cui ci si è travestiti per i restanti 364 giorni dell’anno,tutte le volte si guarda al mondo con occhi caritatevoli ma non appena si spegne la magia si sprofonda nella solita arrogante pantomima di una vita vissuta solo preoccupandosi di se stesso e della propria isola felice che nessuno si deve permettere di toccare.
Perché deve arrivare Natale e si deve respirare l’odore di zucchero e agrumi per rendersi conto di avere ancora qualche sentimento buono da donare?
Perché rientriamo nei ruoli e nella vita quasi come se ci vergognassimo di aver mostrato di avere un cuore?
Perché non si sceglie mai di far continuare a lungo quella sensazione di benessere che si avverte in questo periodo donandosi a chi ha bisogno di noi tutto l’anno e non solo una sera?
Bella la sensazione di calore che si respira all’interno delle case,belli i colori ,profumate le spezie che riempiono con i loro aromi l’aria delle stanze,un sogno,un’angolo di mondo tutto nostro,la voglia di sentire di quanto amore siamo dotati e di quante persone lo ricevono e c’è lo donano ma fuori???
Fuori dalle porte delle nostre case cosa c’è?
Abbassate mai lo sguardo quando camminate e rischiate di schiacciare a causa della fretta con cui vi recate a lavoro chi una casa ed un lavoro non lo possiede più?,quante notti a fare da tetto a queste persone vi sarà sempre e solo il cielo?

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Dicembre 2012 04:57
 
Cremaschi durissimo sul decreto salva Ilva,un decreto Berlusconiano e una vergogna PDF Stampa E-mail
Scritto da .libera.tv   
Lunedì 03 Dicembre 2012 20:53

CremaschiSI E' SACRIFICATA LA SALUTE AL DIRITTO DI PROPRIETA' ! Giorgio Cremaschi della Rete 28 aprile critica pesantemente il decreto legge del Governo sull'ILVA e la posizione dei sindacati compresa la FIOM. " Un decreto berlusconiano che provocherà morti" che secondo Cremaschi poteva essere evitato attraverso la nazionalizzazione dell'azienda ed il risanamento immediato.

fonte http://www.libera.tv/videos/3890/ilva-il-decreto---la-posizione-di-cremaschi.html

Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Dicembre 2012 21:02
 
Cio' che accade in argentina e le balle mediatiche alla Sallusti PDF Stampa E-mail
Scritto da DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI   
Lunedì 03 Dicembre 2012 09:52

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI

Libero pensiero

argentina debitoDue o tre cosette sull’Argentina e sui media italiani.Da qualche giorno circola in rete (e sulla stampa mainstream) una enorme eccitazione sull’Argentina e sul suo immediato destino economico. Andrà in default di nuovo? E’ vero che sta per saltare il sistema? Tutta questa improvvisa fibrillazione è relativa a un debito del governo argentino che si riferisce a eventi avvenuti nel 2003 dovuti alla denuncia di un fondo d’investimenti che non ha riconosciuto le modalità di restituzione argentine.Ma perché in Italia se la prendono tanto per un debito (minimo, davvero minimo, di cifra irrilevante) acceso da un lontano paese sudamericano, circa dieci anni fa? Una nazione che non fa parte dell’euro, i cui problemi non possono avere nessun impatto né tecnico né economico con la nostra situazione? A questo bisogna aggiungere l’enorme diffusione in Italia, sia sulla stampa ufficiale di regime che sui siti on line, delle notizie sulle manifestazioni popolari contro il governo in carica, descrivendo l’Argentina come un paese che sta di nuovo sull’orlo del collasso economico..

Chi segue questo blog ricorderà il post nel quale raccontavo una storia, che allora avevo definito “la guerra tra le due Cristine”, annunciando lo scontro di fine novembre che avrebbe raggiunto la sua punta massima a metà dicembre, visto che il Fondo Monetario Internazionale aveva dato al paese sudamericano la scadenza del 17 dicembre come ultima data per mettersi in linea con i parametri richiesti dai creditori istituzionali.E, negli ultimi giorni, così, all’improvviso, dovunque si è parlato dell’Argentina e diverse persone si sono rivolte a me chiedendo la mia opinione.Da cui il motivo di questo post.

 
Quando in nome della carriera la costituzione viene dimenticata PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Marco Comellini   
Sabato 01 Dicembre 2012 04:14

Bernardis«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni». Questa è la formula del giuramento solenne di ogni militare.

Deporre un dittatore e organizzare una guerra contro di lui è un “affare” sporco che va trattato con estrema delicatezza e agli occhi dell'opinione pubblica deve essere fatto usando ogni mezzo, anche quello apparentemente lecito dell'ONU. Gheddafi è morto e la Libia è dilaniata da guerre intestine tra gli “ex” che ambiscono al potere, agli affari.

Il 17 novembre 2011 il Ministro della difesa rispondendo ad alcune delle interrogazioni presentate dal radicale Maurizio Turco affermava che «La nostra azione militare in Libia, sin dal primo momento della crisi, non si discosta dal dettato della risoluzione 1973 in quanto è stata - e continua a essere - sempre indirizzata alla salvaguardia della vita della popolazione, un valore universalmente condiviso dalla comunità internazionale e da tutti gli italiani. I nostri assetti navali e aerei messi a disposizione nel quadro dell'operazione Unified Protector, sono stati impiegati - in un contesto di stretta cooperazione con alleati e partner NATO - in base a regole d'ingaggio concordate in ambito NATO e verso obiettivi militari. Confermo, ancora una volta, che l'impegno dell'Italia si è mantenuto entro i previsti parametri di attuazione nel rispetto del mandato di Unified Protector e delle pertinenti risoluzioni del consiglio di sicurezza dell'ONU».

Sono sempre stato convinto, assieme alla stragrande maggioranza degli italiani, che la partecipazione dell'Italia alla guerra libica contro Gheddafi sia stata una palese violazione dell'articolo 11 della Costituzione e proprio da questo giornale ho rivolto delle domande al Presidente Napolitano che, ovviamente, non si è mai degnato di dare risposte. Non che me le aspettassi, in fin dei conti io sono solo un cittadino di questa Repubblica e nella logica dei potenti evidentemente conto meno che nulla. Eppure, leggendo le notizie di queste ore posso affermare con soddisfazione che “avevo ragione”.

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Dicembre 2012 04:22
 
Bersani, lo smacchiatore dell’Ilva: ora restituisca quei soldi PDF Stampa E-mail
Scritto da LIBRE associazione di idee   
Sabato 01 Dicembre 2012 03:37

Marco Travaglio

Dicono che torna la politica e si riprende la sua autonomia. Ma, a leggere le carte dell’inchiesta Ilva: autonomia, quale? Rispetto a cosa?, viene da domandarsi. Perché di autonomia ce n’era poca. Anzi, i politici – e anche i tecnici – sembravano un po’ succubi della grande impresa: anche di quella che, come abbiamo sentito, in 15 anni ha fatto tre miliardi di utili sull’acciaio, mentre a Taranto morivano 1.600 persone all’anno perché l’Ilva non bonificava gli impianti. Ora, il governo, d’accordo con Napolitano, fa il decreto per neutralizzare le ordinanze dei giudici, “quarto grado di giudizio”: se il giudice decide una cosa che non piace, invece di impugnarla davanti al Riesame o alla Cassazione, si va dal governo che fa un decreto e la cancella, e nessuno fiata – a parte Di Pietro, che ormai è considerato un appestato.

L’altra sera, da Fazio, Bersani ha detto che c’è uno scontro fra poteri – pm da una parte, azienda dall’altra – e governo “espropriato”, naturalmente. Insomma, una guerra per bande: così ce l’ha venduta. E i “giornaloni” hanno ripetuto che c’è un’azienda che dà lavoro – beneficamente, munificamente – a migliaia di persone, costretta a chiudere da magistrati “impazziti” che vogliono distruggere migliaia di famiglie e l’intero sistema industriale: le famose “toghe verdi”. Nessuno dice che i giudici indagano da sette anni, sull’Ilva, e per sette anni la politica non ha fatto niente – anzi, ha fatto molto: ma a favore dell’Ilva, che ha continuato a inquinare e, producendo, a uccidere.

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Dicembre 2012 03:54
 
Tutti pronti per un nuovo martire antimafia? PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Stasi   
Venerdì 30 Novembre 2012 11:02

 

christian abbondanza.jpgDi Christian Abbondanza abbiamo già parlato in passato.Nel febbraio di quest’anno il Ribelle dedicò tre articoli consecutivi alle sue attività (quiquiqui). Che si riassumono in una serie interminabile di inchieste autocondotte, a proprio rischio e pericolo, contro la malavita organizzata nel nord Italia, ma non solo. A capo dell’associazione no-profit che ha contribuito a far nascere, la “Casa della Legalità e della Cultura”, e di cui è attualmente presidente, Abbondanza ha un po’ di brutti vizi. Brutti specialmente in questa italietta dei poteri legali e illegali che si sovrappongono fino a confondersi.

Il suo primo vizio è quello di ficcare il naso. E di ficcarlo a fondo, in modo circostanziato, con ricerche approfondite, verifiche incrociate sulle fonti e sui materiali. Nel migliore dei casi, per chi finisce nel mirino di Abbondanza, la ricerca sfocia in un articolo di fuoco sul sito dell’associazione. Quando va male, tutto diventa un incartamento sul tavolo della Procura eventualmente interessata. In entrambi i casi Abbondanza esercita un secondo brutto vizio: fa nomi e cognomi. Senza giri di parole. E quando può, mette anche foto o filmati, spesso fatti da lui stesso e dai pochi collaboratori di cui si avvale.

Bersaglio costante della sua attività è la malavita organizzata, mafia, ‘ndrangheta, camorra, comunque la si voglia chiamare. In sostanza i rami aziendali principali, in questo paese all’incontrario, con sedi distaccate nelle sezioni dei partiti di ogni colore, negli enti pubblici e nelle loro partecipate, nelle aziende private, e spesso anche in magistratura. Inevitabilmente, Abbondanza è un collezionista di querele, solo in piccola parte sfociate in condanna. Sul piatto della bilancia sono di più le denunce da cui sono scaturite indagini che hanno finito per scardinare sistemi criminali consolidati e radicati, mandando in galera fior di boss o sputtanando promettenti carriere politiche.

Inevitabilmente un personaggio del genere, alla lunga, finisce per stare sull’anima a molti, a troppi. Molti nemici, molto onore, diceva qualcuno. Nel caso di Abbondanza, molti nemici, specie quel genere di nemici, significa restare isolati. Che è l’anticamera del mirino puntato al centro della fronte. Non a caso da tempo le forze dell’ordine hanno lo hanno messo sotto vigilanza, cosa ben diversa e molto più blanda di una scorta, consigliandogli a buon peso di evitare di circolare da solo. Cioè, se proprio vuole farsi ammazzare, almeno si porti nella tomba qualche amico, già che c’è.

 
Renzi e Bersani: avrete il coraggio di non ricandidare questi 111 parlamentari del PD? PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Cosmelli   
Mercoledì 28 Novembre 2012 16:29

 

Carlo CosmelliCari candidati : Sapete meglio di me che le previsioni per le prossime elezioni danno il PD come primo partito non tanto, o non solo, per quello  che avete fatto o per quello che proponete, quanto per il crollo del berlusconismo, che voi non avete aiutato con grande entusiasmo. Perché essere di sinistra, non è dirlo di se stessi, e neanche dire qualcosa di sinistra, anche se ogni tanto non sarebbe male, ma comportarsi di conseguenza, per esempio quando si vota. A me come a tante altre persone piacerebbe poter rivotare per un partito “serio”, ma avremmo bisogno di una dimostrazione di buona volontà, un impegno serio, appunto.

Vi chiedo di esprimervi pubblicamente sulla seguente questione che riguarda una piccola votazione, ma che in questo momento è essenziale per capire quanto volete fare per provare a ricostruire questo nostro disastrato paese. In quest’ultimo anno si sono moltiplicati i casi di un uso perverso e delinquenziale dei fondi dati dallo Stato ai nostri rappresentanti, in Parlamento, nelle regioni, nelle amministrazioni. Eppure tre anni fa c’era stato un segnale per una possibile svolta.

Nel luglio del 2009 i deputati Giovanni Bachelet (PD) e Rita Bernardini (radicale-PD) fecero mettere in votazione una mozione per la trasparenza nell’uso che i parlamentari fanno dei soldi dello Stato.  Proposero che la somma versata ai deputati per i collaboratori parlamentari più quella per i viaggi più quella per i telefoni, un totale di 5539 euro netti al mese, fosse “rendicontata”. Cioè che, come avviene per ogni spesa dello Stato, i parlamentari dovessero presentare le fatture o le ricevute fiscali che comprovassero le spese fatte. E che quelle e solo quelle fossero rimborsate. Non perché uno pensasse che quei soldi se li mettessero in tasca. Ma solo per evitare che magari li usassero per pagare in nero i loro collaboratori, o l’idraulico, o il tappezziere o l’igienista dentale, o un viaggio alle Maldive.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Novembre 2012 16:37
 
Taranto ,piu' tornado che tromba d'aria PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Mercoledì 28 Novembre 2012 16:04

Evento che molto probabilmente passerà alla storia, per quanto riguarda la meteorologia italiana. Il tornado che si è abbattuto a Taranto in tarda mattinata ha dell'incredibile : la sua forza, stando ai danni provocati, ha certamente superato quella del Tornado che colpì Venezia nel Giugno 2012, e nella scala Fujita verrà molto probabilmente posizionato tra la caterogia F2 e la categoria F3. Assolutamente un livelloeccezionale per le nostre regioni e per la nostra penisola.

 

Il tornado ha provocato tantissimi danni soprattutto all'ILVA, dopo vengono segnalati oltre 20 feriti., vi è ancora un disperso nella lista. Un pullman è stato sollevato da terra ed è stato scaraventato fuori strada con violenza, ferendo l'autista a bordo. La forza dei venti ha probabilmente superato i 250 km/h (dato assolutamente eccezionale).

 
La sanità secondo Monti non si puo' mantenere pubblica PDF Stampa E-mail
Scritto da libreidee.org   
Mercoledì 28 Novembre 2012 15:47

MontiVia gli ospedali: costano troppo. E i malati? Pazienza, si arrangino. Chi se lo può permettere, si rivolgerà a cliniche private. Neppure i peggiori tangentocrati del passato erano mai arrivati a tanto: minacciare di chiudere il servizio sanitario nazionale, per presunta mancanza di fondi, è l’ennesimo record del salvatore della patria spedito a Palazzo Chigi direttamente dalla Goldman Sachs, dai Bilderberg e della Trilaterale, col placet di Napolitano, di Bersani e degli altri candidati alle primarie del centrosinistra. Presto, dichiara testualmente Monti il 27 novembre 2012, non sarà più possibile garantire la sostenibilità finanziaria del sistema sanitario nazionale. Spaventato dalle immediate reazioni suscitate («Se vuole privatizzare la sanità, lo dica», avverte Susanna Camusso della Cgil), il professore tenta di smentirsi in capo a una manciata di minuti: non è a rischio la sostenibilità finanziaria, si contraddice il premier, ma – aggiunge – è necessario trovare altre modalità per sostenere i costi della sanità pubblica.

Mario Monti, «lo stalinista americano venuto per distruggerci», per dirla con Giulietto Chiesa. Dopo l’attacco frontale al lavoro e alle pensioni, insieme alle tante “patrimoniali sui poveri” varate a suon di tasse, ecco l’affondo finale contro il cuore delwelfare italiano: il sistema sanitario nazionale, considerato il primo inEuropa – per qualità e capillarità territoriale – al pari di quello francese. Nonostante gli infinti scandali e le croniche magagne, gli ospedali continuano a far gola a chi li vorrebbe privatizzare, tagliando servizi per moltiplicare profitti. Il gioco va avanti da decenni, con politici infedeli che dirottano fondi per degradare il servizio, esternalizzarne interi settori e spingere i cittadini esasperati verso strutture private, che per la diagnostica garantiscono tempi celeri. Ma solo Mario Monti è arrivato, anche in questo campo, a intimidire e minacciare direttamente la comunità nazionale italiana: il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, non sarà più garantito. Grazie, naturalmente, al solito alibi contabile: “non ci sono più soldi” è la versione sanitaria del “lo vuole l’Europa”, che poi è esattamente la stessa cosa.

 
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