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Scritto da un medico
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Lunedì 06 Agosto 2012 07:22 |
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Nella mia esperienza sono i turni nella diagnostica TAC che appaiono i più eloquenti : in ogni turno ormai si contano sempre almeno uno o due casi di tumore in età inferiore ai 50 anni , molto spesso inferiore anche ai 40 anni. Un umanità che non fa notizia perchè i morti per cancro non fanno notizia ma sono un numero enorme : 20.000 casi all'anno di tumore nelle persone sotto i 40 anni con una mortalità di circa il 30 % dei casi. Praticamente un bollettino di guerra.
Ma ci si ammala di più anche di patologie cardiovascolari e anche in quel caso aumentano i casi di morte improvvisa tra i giovani .
Aumentano vertiginosamente le malattie autoimmuni , le malattie allergiche con forme anche atipiche in cui i medici appaiono disorientati e impotenti .
Aumentano le malattie infettive e le malattie legate a stati di immunodepressione , come ascessi o tbc.
Che cosa fa la medicina per difenderci da queste patologie ?
Secondo il mio modesto parere non molto.
Di cancro nonostante i miliardi che si spendono per la ricerca e per i farmaci i modesti progressi nelle terapie sono compensati dalla comparsa di un maggior numero di malati.
Le malattie cardiovascolari si affrontano con terapie che servono a proteggere dall'evento finale ma non ha curare la patologia di base .
Le malattie autoimmuni si combattono con terapie che sembrano più dei palliativi che non delle cure vere e proprie.
I progressi della medicina riguardano piu' che altro il fatto acuto, oppure sono dovute all'affinamento delle tecniche chirurgiche ma sulla patologia cronica il quadro non è soddisfacente.
Esiste il forte sospetto che l'industria farmaceutica, politicamente molto potente, lavori perchè la situazione non cambi : il suo interesse fondamentale, infatti, è che il paziente assuma il farmaco ; non è invece quello di farlo guarire.
Se non si fa nulla di efficace per la terapia non si fa nulla neppure della prevenzione : è sempre più evidente che il fatto di ammalarsi sempre di più è un fatto legato al nostro tempo e in particolare all'inquinamento atmosferico e alimentare.
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Scritto da Mario Michele Pascale PSI – Lega dei Socialisti
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Venerdì 03 Agosto 2012 21:11 |
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Antonio Di Pietro è uno sbirro fascista. Questo mette d’accordo tutti. Del resto le derive giustizialiste ed autoritarie del Tonino nazionale sono evidenti. Eppure, questa verità, troppo semplice, troppo rifinita, troppo patinata, troppo comunicata, troppo sulla cresta dell’onda, lascia qualche dubbio se viene utilizzata per tenere fuori da un ipotetico accordo di centrosinistra IDV. Il fatto dell’ultima ora è che Vendola e Bersani hanno chiamato in causa Pisapia, sindaco di Milano, chiedendo l’entrata in campo di una “lista di sindaci”. Pare, da ulteriori indiscrezioni, che anche De Magistris, sindaco di Napoli, debba essere della partita, a patto di lasciare Italia dei Valori. E’ evidente che attorno a Di Pietro si sta creando un cordone sanitario. Se però guardiamo quello che gli altri non vogliono vedere, ovvero che ad essere esclusa dalla futura alleanza è anche la Federazione della Sinistra, che nessuno dei big ha degnato del sia pur minimo interesse, lo scenario cambia.Non si taglia dalla possibile alternativa Di Pietro in quanto tale, si escludono tutti quei soggetti che, dentro e fuori dal parlamento, hanno fatto una reale opposizione al governo Monti. L’alternativa, che insiste molto sulla presenza dei cattolici di Casini, pare sia una preparazione della continuazione della “macelleria sociale”, che tanto piace ai mercati finanziari. Tutte le forze interessate, sia in buona fede, che giocando in assoluta malafede sulla “sinistra responsabile”, sia gesuiticamente scissi e ricomposti intorno al leader, lanciano sane (e vuote) parole d’ordine. Slogans terribilmente privi di prospettive politiche, castrati in partenza dal fatto di avere in coalizione gli uomini dell’UDC che, di certo, monteranno la guardia ai loro interessi e al loro sistema di valori.
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Scritto da Ferdinando Imposimato
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Mercoledì 01 Agosto 2012 08:21 |
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Ferdinando Imposimato è un magistrato, politico e avvocato italiano.È presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione.,le sue parole indubbiamente hanno un peso notevole,non solo dovuto alla caratura e alla serieta' della persona ma anche alla competenza che ne fa compendio,per cui riporto integralmente il suo intervento in merito ad una ipotesi di semipresidenzialismo all'italiana da cui in molti auspichiamo si scampi per il bene della democrazia in questo paese.
 Rispondo a chi mi chiede perché non condivido il semipresidenzialismo. La risposta è complessa ma proverò a darla. Non nascondo che in passato anche io sono stato un assertore del semipresidenzialismo, e ho seguito le suggestioni verso il Presidenzialismo, che venivano dagli USA. Ma poi avendo dovuto constatare cosa significa il Presidenzialismo negli USA, in cui un personaggio pericolosissimo, come George Bush, in otto anni di dittatura, ha regalato al mondo intero alcune guerre devastanti tra cui l'Afghanistan e l'Iraq, che ci costano milioni di dollari al giorno, che ha consentito che avvenisse l'11 settembre 2001, per giustificare le guerre, e che ha il potere di dichiarare guerre anche contro la volontà del Parlamento, e ricordando che l'America di Bush, Nixon, Carter e Johnson ha pesantemente interferito nella nostra vita politica anche con le stragi di Stato, e ricordando che i governi degli ultimi 40 anni sono stati costruiti dopo e con il sostegno delle stragi da mafiosi che hanno sostenuto i governanti, e ricordando che Bush è stato aiutato nelle guerre all'Iraq dai governi italiani, guerre che hanno procurato danni spaventosi alla nostra economia pagati dai più deboli, e sapendo che il semipresidenzialismo significa dare più poteri al Presidente del Consiglio, che ne trae vantaggi per i propri interessi, allora ho compreso che la migliore forma di democrazia è quella in cui i poteri di chi governa siano limitati e sottoposti al controllo del popolo attraverso il parlamento, certo non questo parlamento che non esiste e vive per mantenere i propri privilegi. Ora, se coloro che assurgono ai vertici del potere fossero dei Pericle o dei Temistocle, o dei Solone, o , per stare ai nostri giorni, dei Pertini, degli Einaudi o dei Ciampi, io sarei d'accordo.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Agosto 2012 08:38 |
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Scritto da Administrator
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Venerdì 20 Luglio 2012 09:26 |
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Da quando esercito il diritto di voto, cioè dal lontano 1973, ho sempre dato il mio suffragio al Pci e ai suoi derivati: cioè Pds, Ds e infine Pd. Dopo aver assistito allo spettacolo penoso offerto sabato dall’Assemblea nazionale del Pd, davvero all’insegna di «una gestione amatoriale», ho deciso di non votare più il Partito democratico. Almeno questo Partito democratico. Mi arrendo, mi tiro fuori dal dibattito: e pensare che l’anno scorso avevo pure pensato di iscrivermi. Vedo un segretario come Bersani che rinvia a tempi migliori le primarie, considera eversiva ogni critica al Quirinale e definisce «beghe di partito» divergenze cruciali su argomenti di interesse generale che invece fanno la differenza; un presidente come Rosy Bindi che, insolenze di Grillo a parte, detta legge in materia di diritti civili e testamento biologico, dando del «massimalista» (sic) a chi sostiene, in linea con la sinistra europea, la liceità dei matrimoni tra gay; un vice-segretario come Enrico Letta per il quale è preferibile che i voti in libera uscita «vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo».
«Boh! Come Bologna», avrebbe commentato il portantino comunista Nino Manfredi di “C’eravamo tanto amati”. Non capisco nemmeno io. Questo partito indeciso a tutto, per dirla con Flaiano, non è né di lotta né di governo, un ibrido, appunto un amalgama malriuscito che non sta insieme e non sta in piedi. Per un motivo semplice: come può accettare le nozze civili tra omosessuali chi oggi sta nel Pd e negli anni Settanta ha votato con Fanfani contro il divorzio? Non si può, infatti la Bindi, che vedo spesso sfrecciare a un passo da Montecitorio circondata da un apparato di sicurezza degno di Obama, sfodera cavilli tecnici poco commendevoli, magari formalmente corretti ma ipocriti e irrispettosi nella sostanza.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Luglio 2012 09:36 |
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Scritto da Alessandro Porcelluzzi
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Lunedì 02 Luglio 2012 08:32 |
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Il socialismo come stato d’animo. Non è un modo per sminuire il senso e la portata di un termine nobile, di un’idea e delle sue forme concrete. Andrò per flash, tagliando con l’accetta quando servirebbe il bisturi. Mi perdonerete, ma il tempo è tiranno. Il socialismo fu in grado di porsi come punta più avanzata di un triangolo geografico e di idee: Inghilterra, Francia, Germania. L’economia politica, l’illuminismo e la Rivoluzione, l’idealismo e la sinistra hegeliana. Così hanno insegnato per anni i nostri professori, parlando di Marx. E fuori dall’Accademia, la talpa ha scavato sotto la superficie del mondo dato e a distanza di oltre un secolo può essere ancora strumento di lettura. A chi non fosse convinto si potrebbe facilmente dire: l’equilibrio delicato tra quelle tre polarità è essenziale alla sopravvivenza del socialismo. Il fronte inglese: la riflessione sull’economia politica se estremizzata ci conduce alla sua perversione: a un economicismo meccanicistico. Il fronte tedesco: la riflessione sul soggetto (rivoluzionario avremmo detto un tempo), il portato dell’hegelismo, condotto al proprio estremo, si capovolge nel burocratismo, nella forma del plumbeo partito totale. Del partito come fine, invece del partito come funzione (cito solo di sfuggita due pensieri eretici e possenti, troppo in fretta dimenticati: Lombardi e Panzieri). Il fronte francese: la trasformazione come fede cieca nel nuovo, nell’avvenire, porta al ribellismo, all’avanguardismo, alle tentazioni giacobine. Il socialismo nacque perciò come pensiero mediano. Tra i tre ambiti indicati. Ma fu anche pensiero mediano tra tutti i filoni del pensiero politico. Non è forse questo il messaggio profondo (mi tengo a distanza di sicurezza dalle tante banalizzazioni subite) dei fratelli Rosselli? Del Carlo di Socialismo liberale, ma anche del Nello di Mazzini e Bakunin. Il socialismo come pensiero mediano, come linea che taglia in un punto i segmenti democratico, liberale, anarchico e comunista. Tenendo di ciascuno il potenziale di emancipazione e abbandonando di ciascuno i riflessi reazionari.Ma se quel pensiero riuscì a conquistare masse incolte e strati intellettuali, se si fece forza reale di contrasto alle classi dominanti, allora forse serve comprenderne una dimensione ulteriore. Utilizzerò una categoria apparentemente fuori contesto: partire da sé. Il femminismo ha sviluppato una lunga elaborazione di autonomia per ripensare il senso di concetti come “genere”, “democrazia partecipata”, “soggetto politico”, “organizzazione”. Questa elaborazione viene dalla pratica dell’autocoscienza, del “partire da sé”, dall’idea che un collettivo si costruisca solo attraverso la relazione tra singoli.
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Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Luglio 2012 18:42 |
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Scritto da Luchino Galli
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Sabato 30 Giugno 2012 09:26 |
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ntervista al Dottor Paolo Pezzana, Presidente della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD), a cura di Luchino Galli, blogger e mediattivista
Dottor Pezzana, quando nasce la fio.PSD? Di cosa si occupa e chi sono gli associati?
La fio.PSD, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora, persegue finalità di solidarietà sociale nell'ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora. Nasce nel 1985 dall'aggregazione spontanea di alcune realtà operative nel mondo dei senza dimora e solo nel 1990 si costituisce formalmente in un'associazione che andrà poi negli anni a riunire sotto il suo nome più di 80 organismi, tra Pubblica Amministrazione ed enti privati, che si occupano di homelessness e grave emarginazione sociale.
Ad oggi la fio.PSD promuove il coordinamento di queste realtà creando una rete attiva di organizzazioni pubbliche e private dal Nord al Sud del territorio nazionale ma si rende inoltre anche il punto di contatto con le Federazioni Europee.
Tra i nostri obiettivi primari ci sono la sensibilizzazione sulle tematiche dihomelessness e sui diritti delle persone vittime della grave emarginazione, con la volontà di sollecitare l'attenzione al problema davanti agli interlocutori sociali ed istituzionale, in una prospettiva di advocacy.
Fondamentali sono i momenti di formazione e di ricerca nei quali cerchiamo di coinvolgere i nostri associati e tutti coloro che sono interessati alla comprensione del fenomeno tramite incontri, convegni e seminari.
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Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Luglio 2012 18:40 |
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Scritto da Rivista Indipendenza
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Venerdì 29 Giugno 2012 21:50 |
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 Debito tedesco peggiore di quello italiano: 2.042 miliardi nel primo trimestre del 2012. Al massimo storico. Lo dice l'Ufficio federale tedesco di statistica Destatis che avverte: le casse statali non potranno far fronte ad un aumento degli interessi derivanti dagli eurobond. Tutto l'apparato pubblico (dai comuni ai land allo Stato federale) soffre dell'indebitamento, che gra verà quest'anno, per 35 miliardi di interessi, sui suoi cittadini. Ben al di sopra di quello italiano, quindi, con il nostro paese maggiormente penalizzato rispetto alla Germania per il peggioramento costante e progressivo del costo della vita, i salari bassi, una tassazione eccessiva delle imprese che si sta ripercuotendo molto negativamente sull'economia reale. Secondo il quotidiano tedesco Bild, i tedeschi non è che non vogliono gli eurobond, semplicemente non se li possono permettere. Considerando che i principali mercati d'esportazione delle merci tedesche sono in Europa, non è peregrino prevedere che il Pil tedesco, sinora in attivo grazie alle esportazioni sostenute dalla moneta unica e da un'economia forte, risentirà delle contrazioni e del calo dei consumi interni nei paesi soggetti alle mannaie fondomonetariste euroatlantiche. L'alto tenore di vita tedesco, peraltro in questi anni in decrescita, rischia di essere fortemente ridimensionato. Altro che i 100 milioni di Volkswagen Golf da vendere per ripianare il debito.
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Scritto da Luca Marco Comellini
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Venerdì 29 Giugno 2012 01:34 |
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dichiarazione dei deputati radicali Maurizio Turco e Maria Antonietta Farina Coscioni e di Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm)
"Solo due giorni fa abbiamo plaudito alla serietà con cui il Consiglio dei ministri presieduto dal Prof. Monti aveva opportunamente deciso di accantonare il provvedimento di riordino della Croce Rossa.
Oggi in assenza del Presidente Monti il Consiglio dei ministri si è riunito nuovamente ed ha approvato lo schema di decreto sulla riorganizzazione della CRI.
Non ci risulta in alcun modo che il termine del 30 giugno per l'esercizio della delega sugli enti vigilati dal Ministero della salute sia stato prorogato e quindi il parere delle Commissioni parlamentari sullo schema di decreto, che verrà richiesto dal governo alle camere, non potrà e non dovrà essere dato a termine già scaduto.
In altre parole si sta ripetendo la stessa medesima situazione di illegalità che noi avevamo segnalato lo scorso dicembre 2011 in relazione all'esame di un analogo atto di governo (424), e che ha quindi impedito al Governo e al Presidente della repubblica di promulgare il decreto legislativo oltre il termine perentorio stabilito dalla legge delega.
A questo punto non possiamo far altro che appellarci al senso della legalità e delle istituzioni di coloro che saranno chiamati a esprimere i richiesti pareri e a chi poi sarà chiamato a "promulgare" un atto illegittimo."
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