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Redazione AreaGenova
Dure Parole di Marino : questo Pd non si puo' votare PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Luglio 2012 09:26

Ignazio Marino.jpgDa quando esercito il diritto di voto, cioè dal lontano 1973, ho sempre dato il mio suffragio al Pci e ai suoi derivati: cioè Pds, Ds e infine Pd. Dopo aver assistito allo spettacolo penoso offerto sabato dall’Assemblea nazionale del Pd, davvero all’insegna di «una gestione amatoriale», ho deciso di non votare più il Partito democratico. Almeno questo Partito democratico. Mi arrendo, mi tiro fuori dal dibattito: e pensare che l’anno scorso avevo pure pensato di iscrivermi.
Vedo un segretario come Bersani che rinvia a tempi migliori le primarie, considera eversiva ogni critica al Quirinale e definisce «beghe di partito» divergenze cruciali su argomenti di interesse generale che invece fanno la differenza; un presidente come Rosy Bindi che, insolenze di Grillo a parte, detta legge in materia di diritti civili e testamento biologico, dando del «massimalista» (sic) a chi sostiene, in linea con la sinistra europea, la liceità dei matrimoni tra gay; un vice-segretario come Enrico Letta per il quale è preferibile che i voti in libera uscita «vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo».

«Boh! Come Bologna», avrebbe commentato il portantino comunista Nino Manfredi di “C’eravamo tanto amati”. Non capisco nemmeno io. Questo partito indeciso a tutto, per dirla con Flaiano, non è né di lotta né di governo, un ibrido, appunto un amalgama malriuscito che non sta insieme e non sta in piedi. Per un motivo semplice: come può accettare le nozze civili tra omosessuali chi oggi sta nel Pd e negli anni Settanta ha votato con Fanfani contro il divorzio? Non si può, infatti la Bindi, che vedo spesso sfrecciare a un passo da Montecitorio circondata da un apparato di sicurezza degno di Obama, sfodera cavilli tecnici poco commendevoli, magari formalmente corretti ma ipocriti e irrispettosi nella sostanza.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Luglio 2012 09:36
 
IL SOCIALISMO E’ IL DEBITO DEL SINGOLO NEI CONFRONTI DELLA COLLETTIVITÀ’ PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Porcelluzzi   
Lunedì 02 Luglio 2012 08:32

Photo: IL SOCIALISMO E’ IL DEBITO DEL SINGOLO NEI CONFRONTI DELLA COLLETTIVITÀ’. Di Alessandro Porcelluzzi  Il socialismo come stato d’animo. Non è un modo per sminuire il senso e la portata di un termine nobile, di un’idea e delle sue forme concrete. Andrò per flash, tagliando con l’accetta quando servirebbe il bisturi. Mi perdonerete, ma il tempo è tiranno. Il socialismo fu in grado di porsi come punta più avanzata di un triangolo geografico e di idee: Inghilterra, Francia, Germania. L’economia politica, l’illuminismo e la Rivoluzione, l’idealismo e la sinistra hegeliana. Così hanno insegnato per anni i nostri professori, parlando di Marx. E fuori dall’Accademia, la talpa ha scavato sotto la superficie del mondo dato e a distanza di oltre un secolo può essere ancora strumento di lettura. A chi non fosse convinto si potrebbe facilmente dire: l’equilibrio delicato tra quelle tre polarità è essenziale alla sopravvivenza del socialismo. Il fronte inglese: la riflessione sull’economia politica se estremizzata ci conduce alla sua perversione: a un economicismo meccanicistico. Il fronte tedesco: la riflessione sul soggetto (rivoluzionario avremmo detto un tempo), il portato dell’hegelismo, condotto al proprio estremo, si capovolge nel burocratismo, nella forma del plumbeo partito totale. Del partito come fine, invece del partito come funzione (cito solo di sfuggita due pensieri eretici e possenti, troppo in fretta dimenticati: Lombardi e Panzieri). Il fronte francese: la trasformazione come fede cieca nel nuovo, nell’avvenire, porta al ribellismo, all’avanguardismo, alle tentazioni giacobine. Il socialismo nacque perciò come pensiero mediano. Tra i tre ambiti indicati. Ma fu anche pensiero mediano tra tutti i filoni del pensiero politico. Non è forse questo il messaggio profondo (mi tengo a distanza di sicurezza dalle tante banalizzazioni subite) dei fratelli Rosselli? Del Carlo di Socialismo liberale, ma anche del Nello di Mazzini e Bakunin. Il socialismo come pensiero mediano, come linea che taglia in un punto i segmenti democratico, liberale, anarchico e comunista. Tenendo di ciascuno il potenziale di emancipazione e abbandonando di ciascuno i riflessi reazionari. Ma se quel pensiero riuscì a conquistare masse incolte e strati intellettuali, se si fece forza reale di contrasto alle classi dominanti, allora forse serve comprenderne una dimensione ulteriore. Utilizzerò una categoria apparentemente fuori contesto: partire da sé. Il femminismo ha sviluppato una lunga elaborazione di autonomia per ripensare il senso di concetti come “genere”, “democrazia partecipata”, “soggetto politico”, “organizzazione”. Questa elaborazione viene dalla pratica dell’autocoscienza, del “partire da sé”, dall’idea che un collettivo si costruisca solo attraverso la relazione tra singoli. Se vogliamo ricominciare da capo, allora serve capire come il socialismo possa partire da singoli che, attraverso una relazione, diano vita a un collettivo. Solo in questo modo il mio contributo, di trentenne, può essere giustificato in questa sede. Ripartire dal sé, dal me, significa chiedermi qui e ora: come leggo la mia condizione, il mio rapporto con altri singoli, di che collettivo sento il bisogno, per raggiungere quale emancipazione. Per un trentenne, che finora ha collezionato più titoli di studio che posti di lavoro, qualsiasi orizzonte politico deve superare le brume della precarietà. E allora socialismo non può che essere un diverso modo di concepire il rapporto con gli altri e l’uscita dalla marginalità. Io credo che mai come in questo momento storico sia essenziale formulare nuove tipologie di convivenza. Uscire dal primato del successo, dell’affermazione di sé e di una tipologia bellica della vita sociale. Ricominciare dalla base del socialismo: l’idea che il singolo ha nei confronti della collettività un enorme debito. Che a quella collettività deve gli strumenti e i traguardi che possiede e raggiunge. E che quella collettività non è un unico indistinto. Ma dentro quel collettivo ci sono gli ultimi, gli umili, gli oppressi. E che a loro si deve in modo particolare. Gli antichi Greci avevano un termine: kalokagatos, che significa bello e buono. Ed era il termine per indicare la nobiltà. D’animo e di stirpe. Al fondo c’era l’idea che la ricchezza materiale fosse parte della nobiltà d’animo. Questa idea è penetrata, è giunta fino a noi. Ancora adesso utilizziamo espressioni come “un buon partito” “un buon matrimonio”. Ancora oggi la cultura profonda mescola l’essere buoni col possedere beni. Io credo che un socialismo rinnovato debba ripartire da qui: dal mettere in discussione questo legame. E ritrovare invece la bellezza degli oppressi. Io immagino il socialismo del nuovo secolo come tentativo di giungere a una piena comunità illimitata della comunicazione. Non ne saremo noi gli artefici, e nemmeno ci deve far problema. Avremo fatto già abbastanza se saremo capaci di applicare alla politica il modello dei castagneti dell’Italia centrale, prima che il diritto di proprietà ne stuprasse le usanze. Coloro che li curavano lasciavano che tutti, al momento della raccolta, potessero raccogliere le castagne che finivano lungo il ciglio della strada. Chiunque poteva “far greppi”. Ecco, io immagino che il nostro messaggio sia questo. Non sapendo se saremo proprietari dei castagneti o semplici passanti. Ma chiediamo che una manciata di castagne sia garantita a tutti.  Alessandro Porcelluzzi — Intervento in occasione del congresso tenutosi a Genova il 30 giugno 2012 “Sinistra e socialismo europeo: ricominciamo da capo?Il socialismo come stato d’animo. Non è un modo per sminuire il senso e la portata di un termine nobile, di un’idea e delle sue forme concrete. Andrò per flash, tagliando con l’accetta quando servirebbe il bisturi. Mi perdonerete, ma il tempo è tiranno. Il socialismo fu in grado di porsi come punta più avanzata di un triangolo geografico e di idee: Inghilterra, Francia, Germania. L’economia politica, l’illuminismo e la Rivoluzione, l’idealismo e la sinistra hegeliana. Così hanno insegnato per anni i nostri professori, parlando di Marx. E fuori dall’Accademia, la talpa ha scavato sotto la superficie del mondo dato e a distanza di oltre un secolo può essere ancora strumento di lettura. A chi non fosse convinto si potrebbe facilmente dire: l’equilibrio delicato tra quelle tre polarità è essenziale alla sopravvivenza del socialismo. Il fronte inglese: la riflessione sull’economia politica se estremizzata ci conduce alla sua perversione: a un economicismo meccanicistico. Il fronte tedesco: la riflessione sul soggetto (rivoluzionario avremmo detto un tempo), il portato dell’hegelismo, condotto al proprio estremo, si capovolge nel burocratismo, nella forma del plumbeo partito totale. Del partito come fine, invece del partito come funzione (cito solo di sfuggita due pensieri eretici e possenti, troppo in fretta dimenticati: Lombardi e Panzieri). Il fronte francese: la trasformazione come fede cieca nel nuovo, nell’avvenire, porta al ribellismo, all’avanguardismo, alle tentazioni giacobine. Il socialismo nacque perciò come pensiero mediano. Tra i tre ambiti indicati. Ma fu anche pensiero mediano tra tutti i filoni del pensiero politico. Non è forse questo il messaggio profondo (mi tengo a distanza di sicurezza dalle tante banalizzazioni subite) dei fratelli Rosselli? Del Carlo di Socialismo liberale, ma anche del Nello di Mazzini e Bakunin. Il socialismo come pensiero mediano, come linea che taglia in un punto i segmenti democratico, liberale, anarchico e comunista. Tenendo di ciascuno il potenziale di emancipazione e abbandonando di ciascuno i riflessi reazionari.Ma se quel pensiero riuscì a conquistare masse incolte e strati intellettuali, se si fece forza reale di contrasto alle classi dominanti, allora forse serve comprenderne una dimensione ulteriore. Utilizzerò una categoria apparentemente fuori contesto: partire da sé. Il femminismo ha sviluppato una lunga elaborazione di autonomia per ripensare il senso di concetti come “genere”, “democrazia partecipata”, “soggetto politico”, “organizzazione”. Questa elaborazione viene dalla pratica dell’autocoscienza, del “partire da sé”, dall’idea che un collettivo si costruisca solo attraverso la relazione tra singoli.

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Luglio 2012 18:42
 
Crescono povertà estrema, emarginazione adulta, persone senza dimora - Intervista al Dr Pezzana PDF Stampa E-mail
Scritto da Luchino Galli   
Sabato 30 Giugno 2012 09:26

ntervista al Dottor Paolo Pezzana, Presidente della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD), a cura di Luchino Galli, blogger e mediattivista

Dottor Pezzana, quando nasce la fio.PSD? Di cosa si occupa e chi sono gli associati?

La fio.PSD, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora, persegue finalità di solidarietà sociale nell'ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora. Nasce nel 1985 dall'aggregazione spontanea di alcune realtà operative nel mondo dei senza dimora e solo nel 1990 si costituisce formalmente in un'associazione che andrà poi negli anni a riunire sotto il suo nome più di 80 organismi, tra Pubblica Amministrazione ed enti privati, che si occupano di homelessness e grave emarginazione sociale.

Ad oggi la fio.PSD promuove il coordinamento di queste realtà creando una rete attiva di organizzazioni pubbliche e private dal Nord al Sud del territorio nazionale ma si rende inoltre anche il punto di contatto con le Federazioni Europee.

Tra i nostri obiettivi primari ci sono la sensibilizzazione sulle tematiche dihomelessness e sui diritti delle persone vittime della grave emarginazione, con la volontà di sollecitare l'attenzione al problema davanti agli interlocutori sociali ed istituzionale, in una prospettiva di advocacy.

Fondamentali sono i momenti di formazione e di ricerca nei quali cerchiamo di coinvolgere i nostri associati e tutti coloro che sono interessati alla comprensione del fenomeno tramite incontri, convegni e seminari.

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Luglio 2012 18:40
 
Gerrmania vs Stati Uniti e l' euro Antitedesco PDF Stampa E-mail
Scritto da Rivista Indipendenza   
Venerdì 29 Giugno 2012 21:50


Debito tedesco peggiore di quello italiano: 2.042 miliardi nel primo trimestre del 2012. Al massimo storico. Lo dice l'Ufficio federale tedesco di statistica Destatis che avverte: le casse statali non potranno far fronte ad un aumento degli interessi derivanti dagli eurobond. Tutto l'apparato pubblico (dai comuni ai land allo Stato federale) soffre dell'indebitamento, che graverà quest'anno, per 35 miliardi di interessi, sui suoi cittadini.
Ben al di sopra di quello italiano, quindi, con il nostro paese maggiormente penalizzato rispetto alla Germania per il peggioramento costante e progressivo del costo della vita, i salari bassi, una tassazione eccessiva delle imprese che si sta ripercuotendo molto negativamente sull'economia reale.
Secondo il quotidiano tedesco Bild, i tedeschi non è che non vogliono gli eurobond, semplicemente non se li possono permettere. Considerando che i principali mercati d'esportazione delle merci tedesche sono in Europa, non è peregrino prevedere che il Pil tedesco, sinora in attivo grazie alle esportazioni sostenute dalla moneta unica e da un'economia forte, risentirà delle contrazioni e del calo dei consumi interni nei paesi soggetti alle mannaie fondomonetariste euroatlantiche. L'alto tenore di vita tedesco, peraltro in questi anni in decrescita, rischia di essere fortemente ridimensionato. Altro che i 100 milioni di Volkswagen Golf da vendere per ripianare il debito.
 
SFERRATO VIOLENTO ASSALTO ALLA CROCE ROSSA,Monti ci dica se questa e' l'Italia del rigore che ci aveva promesso PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Marco Comellini   
Venerdì 29 Giugno 2012 01:34

 

dichiarazione dei deputati radicali Maurizio Turco e Maria Antonietta Farina Coscioni e di Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm)
"Solo due giorni fa abbiamo plaudito alla serietà con cui il Consiglio dei ministri presieduto dal Prof. Monti aveva opportunamente deciso di accantonare il provvedimento di riordino della Croce Rossa.
Oggi in assenza del Presidente Monti il Consiglio dei ministri si è riunito nuovamente ed ha approvato lo schema di decreto sulla riorganizzazione della CRI.
Non ci risulta in alcun modo che il termine del 30 giugno per l'esercizio della delega sugli enti vigilati dal Ministero della salute sia stato prorogato e quindi il parere delle Commissioni parlamentari sullo schema di decreto, che verrà richiesto dal governo alle camere, non potrà e non dovrà essere dato a termine già scaduto.
In altre parole si sta ripetendo la stessa medesima situazione di illegalità che noi avevamo segnalato lo scorso dicembre 2011 in relazione all'esame di un analogo atto di governo (424), e che ha quindi impedito al Governo e al Presidente della repubblica di promulgare il decreto legislativo oltre il termine perentorio stabilito dalla legge delega.
A questo punto non possiamo far altro che appellarci al senso della legalità e delle istituzioni di coloro che saranno chiamati a esprimere i richiesti pareri e a chi poi sarà chiamato a "promulgare" un atto illegittimo."
 
Violante parla come se fosse un allievo di Berlusconi. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Criscenti   
Giovedì 28 Giugno 2012 13:01

Paura dell'indagine sulla trattativa Stato - mafia?

Luciano Violante, dopo aver costruito la sua carriera politica sul giustizialismo sfrenato, oggi (o, meglio, da qualche anno, forse da quando ha cominciato ad assaporare l'idea di salire al Quirinale) sembra un allievo di Silvio Berlusconi.

Probabilmente, è preoccupato per il proseguo delle indagini sulla trattativa Stato - mafia.

In un'intervista rilasciata a ''Il Foglio'', critica duramente il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ed elogia il garantismo (cioè quello che lui, in politica, non ha mai posseduto).

''Falcone se non apriva fascicoli, era perchè sapeva che certe cose sono indimostrabili e non appartengono al lavoro del magistrato, ma piuttosto a quello dello storico o del polemista.  Falcone seppe resistere alle sirene dei giornali, e persino dei politici come Leoluca Orlando, che lo spingevano 'a osare di più'. Non tutti i magistrati hanno quella tempra. Il processo penale  non è un fatto di opinione pubblica''.

Un messaggio - neppure tanto velato - rivolto ad Ingroia: una sorta di invito a non perdere tempo su cose che non si possono dimostrare in dibattimento.

E se invece, al contrario, Violante - che pare abbia avuto forti vuoti di memoria, come tanti suoi colleghi - fosse preoccupato proprio dei possibili risultati che Ingroia, Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene potrebbero raggiungere e dimostrare in un'aula di Tribunale?

Riflettete sul perchè Luciano Violante, in un momento delicatissimo, sceglie - su ''Il Foglio'' - di attaccare Ingroia.  Un intervento disinteressato? Non credo proprio!

 
CASA DEI RIFORMISTI CON CASINI? NO, NON VOGLIO MORIRE DEMOCRISTIANO!. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Michele Pascale   
Mercoledì 27 Giugno 2012 09:47

 

Mario Michele Pascale.jpgApprendo, dalle fonti della comunicazione istituzionale del PSI, che è in corso un “allineamento” tra il partito socialista e L’Udc di Casini. Il nostro segretario nazionale, Riccardo Nencini, plaude ad una “alleanza tra riformisti che si richiamano al socialismo europeo e i cattolici liberaldemocratici di Pierferdinando Casini.” Mi sfugge, anzitutto, l’esistenza dei “cattolici-liberal-democratici”, chi essi siano e come facciano a servire ben tre padroni diversi contemporaneamente. Quel che vedo in Italia, intorno a Casini, è un mondo cattolico conservatore, legato a stretta mandata alle gerarchie vaticane che, in termini di diritti civili, laicità dello stato e visione dell’economia, è lontano anni luce dalla sensibilità e dalla pratica politica socialista. In secondo luogo mi crea un forte imbarazzo collocarmi nel solco del socialismo europeo e contemporaneamente “abbracciare” la fede cattolica quando, in Europa, la contrapposizione politica tra popolari e socialisti è molto forte. In terzo luogo mi perplime ancor di più il fatto che il nostro segretario voglia “portare a Bruxelles” la proposta; sarebbe, più o meno, come portare un cattolico osservante al gay pride…
Premetto che Riccardo Nencini, come nostro segretario, ha un compito arduo; il partito è piccolo, gracile e non sempre è facile governarlo. Premetto, anche, che finchè sarà il nostro segretario avrà il mio rispetto. Ma questo non può giustificare sempre tutto. Il rispetto per il “capo”, specie quando è pro tempore ed in scadenza di mandato, non può e non deve nuocere al partito, preso nel suo insieme, e al socialismo inteso nella sua globalità. Io credo che l’inciucio con Casini, la famosa “casa dei riformisti” nella versione di Nencini o “patto tra moderati e progressisti”, nella versione del leader cattolico, sia un’unione contro natura. Il “compromesso storico” lasciamolo ad altri. Del resto, in passato, lo abbiamo sempre scansato come la peste.
 
PAOLO BECCHI - ATTENZIONE: NUOVE IDIOZIE IN ARRIVO! PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Messora   
Giovedì 21 Giugno 2012 23:58

Dopo avere smascherato le vecchie stupidaggini da terrorismo mediatico, ora tocca sorbirsi le nuove: uscire dall'euro non sarebbe più una catastrofe monetaria, tutt'altro. Ora, secondo il Corriere, sarebbe una catastrofe politica!

 
RipuliAmo GeNova,cena beneficenza per l'emilia colpita dal terremoto PDF Stampa E-mail
Scritto da Margherita Mereto Bosso   
Lunedì 18 Giugno 2012 21:21

Margherita Mereto BossoL'Associazione RipuliAmo GeNova, nata dalla grande partecipazione che ha visto coinvolti nell'attività di volontariato a sostegno della città duramente provata dall'alluvione ben più di 500 ragazzi e ragazze sotto questa sigla, al tempo già attiva come Gruppo Organizzato di Volontari, continua la sua opera di Volontariato Attivo organizzando, in collaborazione con l'Associazione Figgi do Zena, supporters Genoa che festeggerà in tale occasione i 17 anni di attività , una grande cena di beneficenza nel piazzale di fronte alla Sala Chiamata del Porto, a sostegno della raccolta fondi promossa dai soci della Culmv per sostenere le popolazioni dell'Emilia Romagna colpite dal terremoto degli scorsi giorni.
L'appuntamento è per SABATO 23 GIUGNO alle ore 20.00 nel piazzale antistante la Sala Chiamata del Porto.
Ottima musica live ed un menù tutto emiliano, dall'antipasto al dolce, che verrà servito ad un costo accessibile, solo 15 €, affinchè la beneficenza non sia un onere e alla cena possano aderire tutti i genovesi che vogliano impegnarsi per questa causa.Il ricavato della serata verrà convertito in beni necessari alle popolazioni emiliane colpite dal recente terremoto, osservando con cura le segnalazioni ufficiali che di giorno in giorno giungono dall'Emilia.La cena è esclusivamente su prenotazione, al costo di 15 € a persona, e per effettuare le prenotazioni è necessario contattare l'Associazione all'indirizzo email ripuliamogenova@gmail.com entro e non oltre il 20 giugno."Abbiamo creato l'Associazione per proseguire nella formazione di un gruppo di Cittadini Attivi che risponda non solo alle emergenze ma che possa costantemente contribuire al miglioramento della città e alla creazione di un vero e forte senso civico nei cittadini" spiega Margherita Mereto Bosso, Presidente dell'Associazione, lasciando proseguire Yurick Balbo e Alice Barbieri, gli altri co-fondatori di RipuliAmo GeNova: "L'idea è sempre stata quella di andare oltre all'emergenza.

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Giugno 2012 21:29
 
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