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Redazione AreaGenova
La crisi economica: dagli Stati Uniti all'Europa ,analisi e interpretazione del prof Prodi PDF Stampa E-mail
Scritto da uninettuno   
Mercoledì 08 Agosto 2012 14:34

Lezione del Professor Romano Prodi sulla crisi economica mondiale. Perché è così profonda? Dagli Stati Uniti d’America all’Europa, quali sono i motivi? Cosa si deve fare per uscirne? Prodi parla delle trasformazioni tecnologiche e dei cambiamenti quantitativi e qualitativi, trasformazioni che toccano ogni funzione. Parla della condizione in Cina e in Asia rispetto l’Occidente e sostiene che un crisi di sistema come questa non arrivi mai per caso. Si parla di una crisi che ha generato una revisione intellettuale che ancora non si è tradotta in una organica dottrina. Il problema della redistribuzione del reddito come strumento di uscita dalla crisi.Un ottimo contributo che consiglio a tutti,in primo luogo per l'esposizione che la rende accessibile a tutti,in secondo perche' costituisce un ottimo contributo alla comprensione sia del fenomeno che delle sue conseguenze presenti e future,questa crisi al pari di quella del 29 cambiera' in modo ineluttabile il mondo da come lo conosciamo e le societa' cosi come siamo abituati a concepirle questo il link per accederehttp://www.uninettuno.tv/Video.aspx?v=494

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Agosto 2012 14:41
 
Siria : un paese gettato nel caos dagli interessi occidentali PDF Stampa E-mail
Scritto da Walter Lenzi   
Mercoledì 08 Agosto 2012 12:42

 

"Quello che sta succedendo ad Aleppo e a Damasco è evidente. Qual è il ruolo che giocano in questo scenario le varie forze? C’è da tenere presente innanzitutto che siamo di fronte a una coalizione conflittuale composta da Unione Europea, Stati Uniti, Turchia e dai sei regimi più reazionari della penisola arabica, riuniti nel Gulf Cooperation Council: Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, che sta lavorando per arginare e mettere sotto tutela le primavere arabe utilizzando come forze di “cambiamento compatibile” l’Islam politico sunnita diviso in due principali filoni: quello dei fratelli musulmani, che ha come sponsor il Qatar dove opera Al Jaziira che è stato il megafono di quella che viene chiamata rivolta siriana, ma che è semplicemente una proiezione militare di questo Islam sunnita e, dall’altra parte, quello salafita legato all’Arabia Saudita. Le forze in campo sono queste: Unione Europea, Stati Uniti, Turchia e sei regimi della penisola arabica.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Agosto 2012 12:50
 
Canterini : poliziotti sconosciuti e troppa discrezionalita' negli eventi della Diaz PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Belletti   
Martedì 07 Agosto 2012 06:37


Una intervista sotto molti versi scioccante,Canterini ammette e denuncia la presenza di soggetti non identificati e non allineati all'interno
delle forze intervenute alla Diaz,"agenti" non conosciuti,Questore praticamente assente,uomini allo sbando che agivano fuori da una direttiva centrale e lasciati liberi di agire secondo comportamenti discrezionali.....insomma una macedonia ,come la definisce Mineo,pero' andata a male,visto che la puzza di marcio inizia a trasparire con molta evidenza

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Agosto 2012 06:51
 
13 miliardi rubati agli italiani,basta pensioni d'oro ,non lo dice solo Grillo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 06 Agosto 2012 12:15

Ci sono ''100.000 pensioni d'oro per un costo annuo di 13 miliardi. Se venissero abbassate a 5.000 euro netti al mese, il risparmio annuale sarebbe superiore ai 7 miliardi di euro''. A renderlo noto e' Beppe Grillo sul suo blog nel quale ricorda come a luglio i parlamentari abbiano bocciato ''un emendamento per portare le pensioni d'oro a un minimo di 6.000 euro netti al mese e, se cumulate con altri trattamenti pensionistici, a 10.000''.

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Agosto 2012 12:18
 
L'umanità sempre piu' malata,sempre piu' controllata tramite la malattia PDF Stampa E-mail
Scritto da un medico   
Lunedì 06 Agosto 2012 07:22

 

Nella mia esperienza sono i turni nella diagnostica TAC che appaiono i più eloquenti : in ogni turno ormai si contano sempre almeno uno o due casi di tumore in età inferiore ai 50 anni , molto spesso inferiore anche ai 40 anni. Un umanità che non fa notizia perchè i morti per cancro non fanno notizia ma sono un numero enorme : 20.000 casi all'anno di tumore nelle persone sotto i 40 anni con una mortalità di circa il 30 % dei casi. Praticamente un bollettino di guerra.
Ma ci si ammala di più anche di patologie cardiovascolari e anche in quel caso aumentano i casi di morte improvvisa tra i giovani .
Aumentano vertiginosamente le malattie autoimmuni , le malattie allergiche con forme anche atipiche in cui i medici appaiono disorientati e impotenti .
Aumentano le malattie infettive e le malattie legate a stati di immunodepressione , come ascessi o tbc.
Che cosa fa la medicina per difenderci da queste patologie ?
Secondo il mio modesto parere non molto.
Di cancro nonostante i miliardi che si spendono per la ricerca e per i farmaci i modesti progressi nelle terapie sono compensati dalla comparsa di un maggior numero di malati.
Le malattie cardiovascolari si affrontano con terapie che servono a proteggere dall'evento finale ma non ha curare la patologia di base .
Le malattie autoimmuni si combattono con terapie che sembrano più dei palliativi che non delle cure vere e proprie.
I progressi della medicina riguardano piu' che altro il fatto acuto, oppure sono dovute all'affinamento delle tecniche chirurgiche ma sulla patologia cronica il quadro non è soddisfacente.
Esiste il forte sospetto che l'industria farmaceutica, politicamente molto potente, lavori perchè la situazione non cambi : il suo interesse fondamentale, infatti, è che il paziente assuma il farmaco ; non è invece quello di farlo guarire.
Se non si fa nulla di efficace per la terapia non si fa nulla neppure della prevenzione : è sempre più evidente che il fatto di ammalarsi sempre di più è un fatto legato al nostro tempo e in particolare all'inquinamento atmosferico e alimentare.
 
ALTERNATIVA DI CENTROSINISTRA O “MACELLERIA SOCIALE” BIS? PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Michele Pascale PSI – Lega dei Socialisti   
Venerdì 03 Agosto 2012 21:11

Mario Michele PascaleAntonio Di Pietro è uno sbirro fascista. Questo mette d’accordo tutti. Del resto le derive giustizialiste ed autoritarie del Tonino nazionale sono evidenti. Eppure, questa verità, troppo semplice, troppo rifinita, troppo patinata, troppo comunicata, troppo sulla cresta dell’onda, lascia qualche dubbio se viene utilizzata per tenere fuori da un ipotetico accordo di centrosinistra IDV. Il fatto dell’ultima ora è che Vendola e Bersani hanno chiamato in causa Pisapia, sindaco di Milano, chiedendo l’entrata in campo di una “lista di sindaci”. Pare, da ulteriori indiscrezioni, che anche De Magistris, sindaco di Napoli, debba essere della partita, a patto di lasciare Italia dei Valori. E’ evidente che attorno a Di Pietro si sta creando un cordone sanitario. Se però guardiamo quello che gli altri non vogliono vedere, ovvero che ad essere esclusa dalla futura alleanza è anche la Federazione della Sinistra, che nessuno dei big ha degnato del sia pur minimo interesse, lo scenario cambia.Non si taglia dalla possibile alternativa Di Pietro in quanto tale, si escludono tutti quei soggetti che, dentro e fuori dal parlamento, hanno fatto una reale opposizione al governo Monti.
L’alternativa, che insiste molto sulla presenza dei cattolici di Casini, pare sia una preparazione della continuazione della “macelleria sociale”, che tanto piace ai mercati finanziari. Tutte le forze interessate, sia in buona fede, che giocando in assoluta malafede sulla “sinistra responsabile”, sia gesuiticamente scissi e ricomposti intorno al leader, lanciano sane (e vuote) parole d’ordine. Slogans terribilmente privi di prospettive politiche, castrati in partenza dal fatto di avere in coalizione gli uomini dell’UDC che, di certo, monteranno la guardia ai loro interessi e al loro sistema di valori.

 
Imposimato : ecco perche' non condivido il semipresidenzialismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Ferdinando Imposimato   
Mercoledì 01 Agosto 2012 08:21

Ferdinando Imposimato è un magistrato, politico e avvocato italiano.È presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione.,le sue parole indubbiamente hanno un peso notevole,non solo dovuto alla caratura  e alla serieta' della persona ma anche alla competenza che ne fa compendio,per cui riporto integralmente il suo intervento in merito ad una ipotesi di semipresidenzialismo all'italiana da cui in molti auspichiamo si scampi per il bene della democrazia in questo paese.
dott Imposimato
Rispondo a chi mi chiede perché non condivido il semipresidenzialismo. La risposta è complessa ma proverò a darla. Non nascondo che in passato anche io sono stato un assertore del semipresidenzialismo, e ho seguito le suggestioni verso il Presidenzialismo, che venivano dagli USA. Ma poi avendo dovuto constatare cosa significa il Presidenzialismo negli USA, in cui un personaggio pericolosissimo, co
me George Bush, in otto anni di dittatura, ha regalato al mondo intero alcune guerre devastanti tra cui l'Afghanistan e l'Iraq, che ci costano milioni di dollari al giorno, che ha consentito che avvenisse l'11 settembre 2001, per giustificare le guerre, e che ha il potere di dichiarare guerre anche contro la volontà del Parlamento, e ricordando che l'America di Bush, Nixon, Carter e Johnson ha pesantemente interferito nella nostra vita politica anche con le stragi di Stato, e ricordando che i governi degli ultimi 40 anni sono stati costruiti dopo e con il sostegno delle stragi da mafiosi che hanno sostenuto i governanti, e ricordando che Bush è stato aiutato nelle guerre all'Iraq dai governi italiani, guerre che hanno procurato danni spaventosi alla nostra economia pagati dai più deboli, e sapendo che il semipresidenzialismo significa dare più poteri al Presidente del Consiglio, che ne trae vantaggi per i propri interessi, allora ho compreso che la migliore forma di democrazia è quella in cui i poteri di chi governa siano limitati e sottoposti al controllo del popolo attraverso il parlamento, certo non questo parlamento che non esiste e vive per mantenere i propri privilegi. Ora, se coloro che assurgono ai vertici del potere fossero dei Pericle o dei Temistocle, o dei Solone, o , per stare ai nostri giorni, dei Pertini, degli Einaudi o dei Ciampi, io sarei d'accordo.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Agosto 2012 08:38
 
Dure Parole di Marino : questo Pd non si puo' votare PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Luglio 2012 09:26

Ignazio Marino.jpgDa quando esercito il diritto di voto, cioè dal lontano 1973, ho sempre dato il mio suffragio al Pci e ai suoi derivati: cioè Pds, Ds e infine Pd. Dopo aver assistito allo spettacolo penoso offerto sabato dall’Assemblea nazionale del Pd, davvero all’insegna di «una gestione amatoriale», ho deciso di non votare più il Partito democratico. Almeno questo Partito democratico. Mi arrendo, mi tiro fuori dal dibattito: e pensare che l’anno scorso avevo pure pensato di iscrivermi.
Vedo un segretario come Bersani che rinvia a tempi migliori le primarie, considera eversiva ogni critica al Quirinale e definisce «beghe di partito» divergenze cruciali su argomenti di interesse generale che invece fanno la differenza; un presidente come Rosy Bindi che, insolenze di Grillo a parte, detta legge in materia di diritti civili e testamento biologico, dando del «massimalista» (sic) a chi sostiene, in linea con la sinistra europea, la liceità dei matrimoni tra gay; un vice-segretario come Enrico Letta per il quale è preferibile che i voti in libera uscita «vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo».

«Boh! Come Bologna», avrebbe commentato il portantino comunista Nino Manfredi di “C’eravamo tanto amati”. Non capisco nemmeno io. Questo partito indeciso a tutto, per dirla con Flaiano, non è né di lotta né di governo, un ibrido, appunto un amalgama malriuscito che non sta insieme e non sta in piedi. Per un motivo semplice: come può accettare le nozze civili tra omosessuali chi oggi sta nel Pd e negli anni Settanta ha votato con Fanfani contro il divorzio? Non si può, infatti la Bindi, che vedo spesso sfrecciare a un passo da Montecitorio circondata da un apparato di sicurezza degno di Obama, sfodera cavilli tecnici poco commendevoli, magari formalmente corretti ma ipocriti e irrispettosi nella sostanza.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Luglio 2012 09:36
 
IL SOCIALISMO E’ IL DEBITO DEL SINGOLO NEI CONFRONTI DELLA COLLETTIVITÀ’ PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Porcelluzzi   
Lunedì 02 Luglio 2012 08:32

Photo: IL SOCIALISMO E’ IL DEBITO DEL SINGOLO NEI CONFRONTI DELLA COLLETTIVITÀ’. Di Alessandro Porcelluzzi  Il socialismo come stato d’animo. Non è un modo per sminuire il senso e la portata di un termine nobile, di un’idea e delle sue forme concrete. Andrò per flash, tagliando con l’accetta quando servirebbe il bisturi. Mi perdonerete, ma il tempo è tiranno. Il socialismo fu in grado di porsi come punta più avanzata di un triangolo geografico e di idee: Inghilterra, Francia, Germania. L’economia politica, l’illuminismo e la Rivoluzione, l’idealismo e la sinistra hegeliana. Così hanno insegnato per anni i nostri professori, parlando di Marx. E fuori dall’Accademia, la talpa ha scavato sotto la superficie del mondo dato e a distanza di oltre un secolo può essere ancora strumento di lettura. A chi non fosse convinto si potrebbe facilmente dire: l’equilibrio delicato tra quelle tre polarità è essenziale alla sopravvivenza del socialismo. Il fronte inglese: la riflessione sull’economia politica se estremizzata ci conduce alla sua perversione: a un economicismo meccanicistico. Il fronte tedesco: la riflessione sul soggetto (rivoluzionario avremmo detto un tempo), il portato dell’hegelismo, condotto al proprio estremo, si capovolge nel burocratismo, nella forma del plumbeo partito totale. Del partito come fine, invece del partito come funzione (cito solo di sfuggita due pensieri eretici e possenti, troppo in fretta dimenticati: Lombardi e Panzieri). Il fronte francese: la trasformazione come fede cieca nel nuovo, nell’avvenire, porta al ribellismo, all’avanguardismo, alle tentazioni giacobine. Il socialismo nacque perciò come pensiero mediano. Tra i tre ambiti indicati. Ma fu anche pensiero mediano tra tutti i filoni del pensiero politico. Non è forse questo il messaggio profondo (mi tengo a distanza di sicurezza dalle tante banalizzazioni subite) dei fratelli Rosselli? Del Carlo di Socialismo liberale, ma anche del Nello di Mazzini e Bakunin. Il socialismo come pensiero mediano, come linea che taglia in un punto i segmenti democratico, liberale, anarchico e comunista. Tenendo di ciascuno il potenziale di emancipazione e abbandonando di ciascuno i riflessi reazionari. Ma se quel pensiero riuscì a conquistare masse incolte e strati intellettuali, se si fece forza reale di contrasto alle classi dominanti, allora forse serve comprenderne una dimensione ulteriore. Utilizzerò una categoria apparentemente fuori contesto: partire da sé. Il femminismo ha sviluppato una lunga elaborazione di autonomia per ripensare il senso di concetti come “genere”, “democrazia partecipata”, “soggetto politico”, “organizzazione”. Questa elaborazione viene dalla pratica dell’autocoscienza, del “partire da sé”, dall’idea che un collettivo si costruisca solo attraverso la relazione tra singoli. Se vogliamo ricominciare da capo, allora serve capire come il socialismo possa partire da singoli che, attraverso una relazione, diano vita a un collettivo. Solo in questo modo il mio contributo, di trentenne, può essere giustificato in questa sede. Ripartire dal sé, dal me, significa chiedermi qui e ora: come leggo la mia condizione, il mio rapporto con altri singoli, di che collettivo sento il bisogno, per raggiungere quale emancipazione. Per un trentenne, che finora ha collezionato più titoli di studio che posti di lavoro, qualsiasi orizzonte politico deve superare le brume della precarietà. E allora socialismo non può che essere un diverso modo di concepire il rapporto con gli altri e l’uscita dalla marginalità. Io credo che mai come in questo momento storico sia essenziale formulare nuove tipologie di convivenza. Uscire dal primato del successo, dell’affermazione di sé e di una tipologia bellica della vita sociale. Ricominciare dalla base del socialismo: l’idea che il singolo ha nei confronti della collettività un enorme debito. Che a quella collettività deve gli strumenti e i traguardi che possiede e raggiunge. E che quella collettività non è un unico indistinto. Ma dentro quel collettivo ci sono gli ultimi, gli umili, gli oppressi. E che a loro si deve in modo particolare. Gli antichi Greci avevano un termine: kalokagatos, che significa bello e buono. Ed era il termine per indicare la nobiltà. D’animo e di stirpe. Al fondo c’era l’idea che la ricchezza materiale fosse parte della nobiltà d’animo. Questa idea è penetrata, è giunta fino a noi. Ancora adesso utilizziamo espressioni come “un buon partito” “un buon matrimonio”. Ancora oggi la cultura profonda mescola l’essere buoni col possedere beni. Io credo che un socialismo rinnovato debba ripartire da qui: dal mettere in discussione questo legame. E ritrovare invece la bellezza degli oppressi. Io immagino il socialismo del nuovo secolo come tentativo di giungere a una piena comunità illimitata della comunicazione. Non ne saremo noi gli artefici, e nemmeno ci deve far problema. Avremo fatto già abbastanza se saremo capaci di applicare alla politica il modello dei castagneti dell’Italia centrale, prima che il diritto di proprietà ne stuprasse le usanze. Coloro che li curavano lasciavano che tutti, al momento della raccolta, potessero raccogliere le castagne che finivano lungo il ciglio della strada. Chiunque poteva “far greppi”. Ecco, io immagino che il nostro messaggio sia questo. Non sapendo se saremo proprietari dei castagneti o semplici passanti. Ma chiediamo che una manciata di castagne sia garantita a tutti.  Alessandro Porcelluzzi — Intervento in occasione del congresso tenutosi a Genova il 30 giugno 2012 “Sinistra e socialismo europeo: ricominciamo da capo?Il socialismo come stato d’animo. Non è un modo per sminuire il senso e la portata di un termine nobile, di un’idea e delle sue forme concrete. Andrò per flash, tagliando con l’accetta quando servirebbe il bisturi. Mi perdonerete, ma il tempo è tiranno. Il socialismo fu in grado di porsi come punta più avanzata di un triangolo geografico e di idee: Inghilterra, Francia, Germania. L’economia politica, l’illuminismo e la Rivoluzione, l’idealismo e la sinistra hegeliana. Così hanno insegnato per anni i nostri professori, parlando di Marx. E fuori dall’Accademia, la talpa ha scavato sotto la superficie del mondo dato e a distanza di oltre un secolo può essere ancora strumento di lettura. A chi non fosse convinto si potrebbe facilmente dire: l’equilibrio delicato tra quelle tre polarità è essenziale alla sopravvivenza del socialismo. Il fronte inglese: la riflessione sull’economia politica se estremizzata ci conduce alla sua perversione: a un economicismo meccanicistico. Il fronte tedesco: la riflessione sul soggetto (rivoluzionario avremmo detto un tempo), il portato dell’hegelismo, condotto al proprio estremo, si capovolge nel burocratismo, nella forma del plumbeo partito totale. Del partito come fine, invece del partito come funzione (cito solo di sfuggita due pensieri eretici e possenti, troppo in fretta dimenticati: Lombardi e Panzieri). Il fronte francese: la trasformazione come fede cieca nel nuovo, nell’avvenire, porta al ribellismo, all’avanguardismo, alle tentazioni giacobine. Il socialismo nacque perciò come pensiero mediano. Tra i tre ambiti indicati. Ma fu anche pensiero mediano tra tutti i filoni del pensiero politico. Non è forse questo il messaggio profondo (mi tengo a distanza di sicurezza dalle tante banalizzazioni subite) dei fratelli Rosselli? Del Carlo di Socialismo liberale, ma anche del Nello di Mazzini e Bakunin. Il socialismo come pensiero mediano, come linea che taglia in un punto i segmenti democratico, liberale, anarchico e comunista. Tenendo di ciascuno il potenziale di emancipazione e abbandonando di ciascuno i riflessi reazionari.Ma se quel pensiero riuscì a conquistare masse incolte e strati intellettuali, se si fece forza reale di contrasto alle classi dominanti, allora forse serve comprenderne una dimensione ulteriore. Utilizzerò una categoria apparentemente fuori contesto: partire da sé. Il femminismo ha sviluppato una lunga elaborazione di autonomia per ripensare il senso di concetti come “genere”, “democrazia partecipata”, “soggetto politico”, “organizzazione”. Questa elaborazione viene dalla pratica dell’autocoscienza, del “partire da sé”, dall’idea che un collettivo si costruisca solo attraverso la relazione tra singoli.

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Luglio 2012 18:42
 
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