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Redazione AreaGenova
Intervista a Federica – “La mia famiglia annichilita e senza un futuro per la crisi economica.” PDF Stampa E-mail
Scritto da Luchino Galli   
Lunedì 14 Maggio 2012 20:07

Intervista di Luchino Galli, blogger e mediattivista

Negli ultimi anni, anche nel nostro Paese la crisi economica ha sconvolto la vita di milioni di persone e delle loro famiglie, in nome di logiche economiche dipinte come ineluttabili. È accaduto anche a Federica…



Federica, quanti siete in famiglia, e su quali redditi potete contare?

In famiglia siamo in cinque, io, mia figlia 24enne con 2 bimbe piccole, e mio figlio 16enne; un unico reddito mensile di 800 euro, da un mese passati a 700, essendomi stato ridotto l’orario settimanale: in pratica lavoravo come precaria per 35 ore settimanali, ora sono 31 ore; 700 euro più l’assegno familiare per mio figlio;  da un anno lotto con l'Inps perché anche mia figlia,  disoccupata, li ottenga per le due nipotine!

In questi giorni ho ricevuto da equitalia una cartella di 3 mila e passa euro. Purtroppo ci stava il fermo amministrativo sull'auto;  sono  riuscita  a farmela rateizzare: 100 euro e poco più al mese per ventisette mesi, tra un mese mi  arriveranno i bollettini a casa...


Come fai a mantenere la famiglia con queste entrate?

E’ molto… molto difficile! I nostri soldi vanno  quasi tutti in cibo; compro solo latte, pane e pasta, gli alimenti che costano di meno, ortaggi che riesco a trovare per pochi soldi; purtroppo niente carne, niente succhi, né biscotti per le piccole… Le bollette, luce e metano che usiamo il meno possibile, le pago sempre in ritardo;  l'acqua e la spazzatura purtroppo non riesco a pagarle!


I Tuoi figli, i Tuoi nipoti come vivono questa situazione?

I miei figli sono mortificati, a volte piangono perché non hanno il minimo indispensabile; le nipotine sono cresciute in questa situazione, non chiedono molto, sono buone, non fiatano.

 
Caro Doria,non pettinare le bambole,su De Gennaro devi prendere posizione PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Belletti   
Sabato 12 Maggio 2012 22:24

Caro Doria nessuno mette in discussione la tua onesta' intellettuale e direi il tuo percorso dentro i difficili meandri del sociale sia noto,la tua competenza pure,sei un uomo stimato a Genova,citta' pero'ferita da quel g8 che di chiarezza ne ha vista poca,ha visto castigare,anche se non sempre e non in modo corretto,le aree deboli,dei manifestanti da una parte e quelle di truppa dall'altra ,quelle che poi alla fin fine come storia insegna hanno due alternative o subire ed eseguire o cantarsela perdendo tutto e anche di piu',facile ricamarci i richiami forcaioli,ma i colpevoli non erano la truppa che rimane responsabile nella sua indecisione e debolezza sul piano umano,semmai chi ha diretto,concepito,gestito e voluto una sospensione della democrazia , dubito film morbidi e un po' troppo ruffiani nel prestare il fianco a una versione comoda come il "Diaz"riescano a chiarircela nella loro drammaticita'.Doria tu richiami a tanti bei slogan da bambine che girano alla coop e da sognatori,non e' colpa tua sono proprio scadenti quelli che ti curano il percorso,percorso che funziona ancora perche' la coscienza nonostante sia piu' alta di prima vede il fronte di tanta gente aggrappata alla speranza che alle favole vuole crederci,oltre alla marea ruffiana che invece a crederci gioca, basta sperare nel favore,non per niente assessori morti e sepolti dal punto di vista politico con 500 e anche meno voti all'attivo,la meta' del fantasmagorico Portento che sperava fossimo ancora coglioni,si sono subito schierati dove gira il vento ieri era la Pinotti che abbiamo cannato perche' giusto quei coglioni li ha rotti con la sua arroganza e spazi aperti alla clientela militare,oggi sei tu ma la sorpresa potrebbe essere lo stesso dietro l'angolo.

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Maggio 2012 22:42
 
Adinolfi l'abbiamo azzoppato noi,dicono gli anarchici ma brigatisti a loro insaputa.... PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Belletti   
Sabato 12 Maggio 2012 01:22

Sul percorso Adinolfi si dibatte da un po',io la mia cantonata l'ho presa sulla tokarev, la tt-33 mi sembrava un arma assai improbabile in mano a un professionista quanto ad un aspirante giustiziere ,due lisci su tre si spiegano benissimo per lo scarso bilanciamento,il peso e soprattutto il mitico rinculo che ti fa saltare il polso,arma da amatori visto che  ha ampio mercato tra i collezionisti,un po' meno per chi  partecipe in certi circuiti penso abbia di meglio da reperire.Ho subito espresso comunque fortissimi dubbi sulla matrice terroristica,pare non solo io,visto che i carabinieri del Ros non sono molto propensi ad accreditarla.I motivi sono abbastanza scontati,intanto non e' da protagonista di un percorso di lotta armata,aldila' dei suoi orientamenti ideologici generare confusione,depistaggio,attese o equivoci,altrimenti ha sbagliato proprio strada e fa prima a fare il malavitoso,visto che un attentato od una azione contro l'individuo devono sin da subito assumere i contorni che saranno perfezionati nel comunicato seguente,essere rivoluzionari e contraddittori storpiando o deviando le responsabilita' non e' una scelta di campo ne' utile ne' coerente,servira' al camorrista magari  ma non al soggetto che si propone all'interno di un alveo rivendicativo.In secondo luogo troppe sigle buttate dentro un calderone mediatico partito in quarta subito sulle brigate rosse e poi rettificato sui gap quando la strafalcionata e' stata smontata,inutile dire che i gap come le Br a Genova sono stati gruppi protagonisti e ben radicati cosi come la 22 ottobre,ma talmente  ormai avversati e bocciati dalla storia che sinceramente se uno adoperasse tali sigle o e' un emule di Minghella con tanto di corredo intellettuale,come scordarsi le sue Brigate Rose e non rosse scritto sulla schiena di una povera vittima,o e' un ammalato di mitomania altrettanto poco intelligente visto che mi va ad agitare un feticcio gia' consunto e pure maleodorante,roba da amico scemo del trota tanto per capirci.

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Maggio 2012 02:41
 
L'Adinolfi,Genova,gli spari e gli improbabili terroristi PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Belletti   
Martedì 08 Maggio 2012 00:55

scansione0012-755339.jpgTerrorismo,brutta parola,strausata nei percorsi storici,una bella botta di bandito o terrorista non si nega a nessuno,non la risparmiarono nemmeno ai partigiani,all'italiano pero' richiama un periodo particolare, soprattutto lungo e in cui  si bruciarono sogni ,  idee, vite e destini  di uomini che credevano in possibili percorsi nel momento sbagliato finendo spesso strumentalizzati.Di vite in gioco e spente drammaticamente ce ne furono parecchie,molte  non avevano neanche un senso da portare nel piatto della rivendicazione.Ero un giovane irrequieto nel 79 e il mio impatto con la brutalita' di una vita spenta senza  motivo lo feci una mattina di novembre,al pronto soccorso dell'ospedale di sampierdarena , aspettavo smontasse Cinzia dal turno , bello carico per i programmi che avevo sulla   giornata,la sirena dell'ambulanza che arrivava sparata quasi dentro la sala d'attesa mi ruppe il fiato,il carabiniere bianco come fosse incipriato,i due fori sul collo e in testa ,la,carne livida ingrigita che strideva al bianco colletto della camicia me lo fermo' proprio. .Rantolava aggrappato con disperazione ad ogni attimo di vita mentre lo scaricavano frettolosamente portandolo nell'area chirurgica, quel suono gutturale, acido,disperato lo ricordo ancora,ne arrivo' subito un altro,neanche a lasciarti il tempo di capire ,stessa corsa ,stessa routine , lui neanche respirava piu',erano Tosa  e Battaglin.Non fu un impatto proprio romantico quindi con gli effetti dei gesti delle mitiche Br che tanto edulcoravano i sogni rivoluzionari di noi giovani compagni,eravamo abituati a ricamarci guardando e sentendo un notiziario,trasecolare su un comunicato,dibatterli nei percorsi dialettici  da cantina che in quegli anni erano rito serale  ,giusto dove i pensieri si smatassavano leggeri in  contorni pittoreschi e le   deduzioni erano  ben lontane dalla  pentola carnale,densa e ribollente della pratica reale in cui le dimensioni da immaginate diventano oggettive,vissute,accreditate..Erano frequenti questi episodi in quegli anni o quantomeno era frequente la violenza come concezione di pensiero,forma di rivalsa,strumento di rivendicazione

 
Il Bel Paese degli scarti... umani! PDF Stampa E-mail
Scritto da di Luchino Galli e Maria Cabri – Mai Più Disoccupati   
Domenica 06 Maggio 2012 17:00

di Luchino Galli e Maria Cabri – Mai Più Disoccupati

Italia: repubblica dell’Europa meridionale un tempo rinomata per l’ottima cucina, le bellezze storico-artistiche e paesaggistiche, la vocazione artigianale e manifatturiera, oggi alla ricerca di nuova identità.

La Costituzione della Repubblica italiana la vuole fondata sul lavoro, ma è stata approvata nel 1947, un tempo ormai remoto in cui era arduo immaginare l’attuale presente, in cui il lavoro… scarseggia.

Italia: qui sempre più esseri umani - italiani e stranieri –  figli di un dio minore vengono mortificati e offesi, abbandonati, dimenticati, traditi!

Anche nel Bel Paese sempre più persone sono trasformate in merci a basso costo, in strumenti di produzione a perdere, usa e getta… per poi diventare esuberi… avanzi, scarti umani!

Angela, 40enne toscana, ha un disperato bisogno di lavorare. Su segnalazione di un conoscente, si propone ad un imprenditore commerciale del posto che l’assume in qualità di lavoratore a chiamata. In realtà, Angela svolge un lavoro stagionale continuativo di 40 ore settimanali, retribuite 2.88 euro all’oracon un forfettario complessivo di 500 euro mensili. Il compenso mensile è ritenuto “esoso” dall’imprenditore, dato l’orario ridotto (!!) per cui viene corrisposto; "un compenso che può essere pagato solo in alta stagione, per massimizzare la produttività dell’azienda"… Per Angela, sola ed emarginata - condizioni comuni a tanti poveri - quei 500 euro mensili sono comunque una piccola boccata d’ossigeno, visto che non è riuscita a trovare altro lavoro: per quattro mesi potrà in qualche modo tirare avanti e forse, anche quest’anno, non finirà in strada…

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Maggio 2012 17:05
 
Disoccupazione adulta : l’annichilimento del diritto di vivere PDF Stampa E-mail
Scritto da Luchino Galli   
Giovedì 03 Maggio 2012 01:25

di Luchino Galli - Mai Più Disoccupati
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Attualmente in Italia si tende a identificare la disoccupazione con la disoccupazione giovanile.

Ma c’è anche un’altra disoccupazione: quella adulta, un drammatico fenomeno sociale in continua crescita, che coinvolge già milioni di persone!

Se la disoccupazione giovanile “tarpa le ali” ai nostri ragazzi, impedendo loro di progettare e costruire il proprio futuro, la disoccupazione adulta si abbatte sulle persone sradicando vite, devastando famiglie, dissolvendo percorsi esistenziali …

E se non si è supportati da una rete di salvataggio, da parenti e amici, se non si dispone di adeguate risorse proprie, è la morte civile, il nulla, l’annichilimento dello stesso diritto di vivere, in quanto la disoccupazione adulta precipita persone e famiglie in una spirale di povertà, anticamera di un’emarginazione ed esclusione sociale dalle quali può non esserci ritorno.

Troppo spesso ai disoccupati adulti il mercato del lavoro preclude qualsiasi opportunità di reinserimento lavorativo, discriminandoli per motivi anagrafici. Over 50, over 40, over 35… ormai è una deriva inarrestabile!

Nel momento in cui scrivo di disoccupazione adulta, non intendo contrapporla a quella giovanile, ma rimarcarne l’esistenza!

La disoccupazione giovanile e la disoccupazione adulta sono due facce della stessa bruttissima moneta, una moneta indesiderata che milioni di persone nel nostro Paese, loro malgrado, portano in tasca.

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Maggio 2012 01:33
 
SULLE SCALE DELLA DIAZ Riflessioni sul film, sul movimento e il Prc PDF Stampa E-mail
Scritto da ALFIO NICOTRA   
Sabato 21 Aprile 2012 16:03

genoasocialforum.jpgQuella maledetta notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 fui tra i primi ad entrare nella scuola Diaz. Ricordo ancora ogni passo su quelle scale, il cuore in gola che pompava sangue . Sangue fresco come quello che vedevamo sui muri, sugli spigoli delle porte  sui sacchi a pelo per terra. Zaini svrentrati, indumenti e spazzolini da denti sul pavimento, computer e vetri in frantumi. Era ancora calda la violenza esercitata dai teppisti in divisa. L'avevamo sentita per ore fuori dalla scuola fronteggiando il cordone invalicabile di polizia e carabinieri. Adesso la "sentivamo" in quella palestra, nelle aule devastate, nel pensiero e nell'angoscia dei nostri compagni portati via in barella, con i loro volti tumefatti, con le bende bianche che coprivano la vergogna. Si, lo confesso, la visione del film "Diaz" mi ha restituito quella sensazione, quel pugno nello stomaco che provavo mentre salivo uno ad uno ogni scalino della scuola. Devo dire che da questo punto di vista l' utilità del film è indiscutibile. A mio figlio , che ora ha diciannove anni, il film può meglio di tante parole raccontate da suo padre restituire il senso di quella repressione, far percepire la fisicità di quella brutalità, costringerlo - come larga parte dell'opinione pubblica - ad interrogarsi su come tutto questo abbia potuto accadere nella "democratica e civile" Italia. Il film è una opera artistica, parla il suo linguaggio, non si può pretendere che spieghi tutto. Per noi del Genoa Social Forum che conosciamo ogni dettaglio di quella repressione il film non basta. Non può bastare: è ovvio, è naturale che sia così. Ma sarebbe un errore imperdonabile non comprenderne il suo effetto  di denuncia, il suo mettere in evidenza quei corpi violentati e l'odio - si l'odio alla stato puro - delle forze dell'ordine nei confronti di quei cittadini che per la legge  avrebbero invece dovuto difendere. Il film ha tra l'altro il merito di evidenziare il carattere internazionale della mobilitazione, con i suoi protagonisti non italiani presi di mira dall'ossessiva macchina repressiva.

 
Quando anche i DiPietristi predicano bene ma razzolano male PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Aprile 2012 05:41

Per le indennità delle spese di viaggio, la Regione riconosce quasi il doppio delle tariffe "ufficiali" delle tabelle Aci ,i dipietristi predicano bene e razzolano male in quanto a rimborsi di spese, in questo caso Liana Barbati consigliera regionale e segretaria provinciale dell' IdV.

I palazzi della Regione Emilia-Romagna

I palazzi della Regione Emilia-Romagna

REGGIO EMILIA – Reggio Emilia e Bologna sono separate da poco più di 60 chilometri: una distanza percorsa ogni giorno da centinaia
Eppure, rispetto ai comuni pendolari, gli eletti percepiscono un’indennità mensile per le spese di trasporto ben diversa. Basta consultre le tabelle per i rimborsi chilometrici dell’Aci: le cifre vanno dagli 0,23 agli 0,58 euro a chilometro. La Regione Emilia-Romagna, invece, riconosce ai suoi consiglieri 0,81 euro a chilometro, a prescindere dall’auto e dai suoi consumi: quasi il doppio delle tariffe “ufficiali”.
Complessivamente la Regione, alla voce “rimborsi spese di trasporto” , ha speso ben 69.269 euro nel solo mese di marzo.
Analizzando i rimborsi ai consiglieri reggiani, Liana Barbati ha ricevuto per i viaggi tra Reggio e Bologna, nel solo mese di marzo, 1.658,40 euro; Marco Barbieri 1.852,80; Fabio Filippi primeggia con 2.377,68 (ma parte da Casina, e non da Reggio Emilia); Roberta Mori 1.736,16; Rita Moriconi 1.755,60; Giuseppe Pagani 1.489,20; Matteo Riva 1.755,60.
 
Di Paola un debito tra i debiti PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Stefanelli e Piero Maestri   
Venerdì 20 Aprile 2012 05:37

Il Consiglio dei ministri ha approvato le linee generali della riforma della Difesa: meno uomini e più armi perché "Kabul e Beirut sono più vicini di Capo Nord o del Lussemburgo"

di Alberto Stefanelli e Piero Maestri(Guerre&Pace)

Lo scorso 6 aprile il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge delega per la “revisione dell’assetto strutturale e organizzativo della difesa” presentato dall’ammiraglio Di Paola, “tecnico” della guerra prestato al governo del paese. Obiettivo del provvedimento è quello di garantire nei prossimi anni alle Forze Armate risorse costanti – con la possibilità qualche maggiorazione, soprattutto per le missioni di guerra – per portare a termine i programmi di “rinnovamento tecnologico” e di armamenti.
Due le novità più rilevanti. In primo luogo, vista la “necessità di contenere i costi, a causa dell’attuale congiuntura economica e finanziaria”, la programmazione di una percentuale “stabile” della spesa per la “funzione difesa” dello 0,84 per cento del PIL, spostando progressivamente tali risorse (oggi secondo il ministero al 70% necessarie per il personale) verso l’operatività dello strumento militare e l’ammodernamento (leggi, riarmo) - con l’obiettivo di riequilibrare la spesa della Difesa, portando al 50 per cento quella per il personale ed al 25 per cento sia le spese per l’addestramento sia quelle per gli investimenti. In ogni caso l’articolo 4 del Ddl prevede che “al Ministero della Difesa” è “assicurato” per il riordino “e comunque fino al 2024 un flusso finanziario costante minimo annuo non inferiore a quanto previsto per il 2014” dall’ultima legge di bilancio (guarda caso nel 2014 sono previsti spese maggiori che nel 2012 e nel 2013... e stiamo parlando di 21 miliardi di euro, ben sapendo che lo stesso Sipri fornisce cifre superiori- 26 miliardi di Euro - per il meccanismo di “occultamento” di spese militari anche in altri capitoli di bilancio). E “le risorse recuperate” dalla riforma “sono destinate al riequilibrio dei principali settori di spesa della difesa.

 
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