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Home L'opinione
OPINIONI
IL DISCORSO DI BERSANI ED IL DESTINO DEL SOCIALISMO. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Michele Pascale   
Domenica 10 Giugno 2012 09:40

“Un patto tra i democratici ed i progressisti per l’Italia”. E’ il progetto politico di Pierluigi Bersani per il futuro del paese, che viene rivolto ai partiti di centrosinistra, associazioni, movimenti, liste civiche, sindaci.
Con questo, nella sua relazione alla direzione nazionale del partito, Bersani auspica primarie aperte, cui lui parteciperebbe come candidato, per la scelta del leader dei progressisti e dei democratici italiani alla guida del Paese.
Fin qui la superficie dello stagno. Vediamo cosa si agita sotto le limpide acque. Il primo grande assente di questo ragionamento è Di Pietro, al quale viene rivolto un messaggio abbastanza chiaro: se vuoi essere della partita basta critiche: ti devi allineare e stare buono in un angolo. Il patto non nomina neanche il PSI, che all’interno di questo schema non viene neanche considerato. La casa dei democratici e dei progressisti di Bersani altro non è che un patto tra PD, SEL (e Vendola non a caso si è affrettato ad aderire all’ipotesi delle primarie), aperto a frammenti della società civile. Dietro ad una facciata liberale si agita lo spettro della vecchia “egemonia” del partito in cui si fondono i retaggi culturali comuni di SEL e parte del PD.
Lucidamente Franco Bartolomei, membro della segreteria nazionale del PSI, identifica nella proposta di Bersani “la morte della sinistra italiana”. Questo perché “appare sempre più evidente che Bersani lavora esclusivamente al completamento del progetto Partito Democratico come contenitore moderato della maggior parte del centro-sinistra. Un contenitore utile ad una politica di gestione dello stato e dei rapporti sociali esistenti ben lontana da ogni progetto di alternativa di modello”. “In questo senso cerca di realizzare lo stesso disegno non riuscito a Veltroni ”. In pratica siamo di fronte alla riproposizione di un Ulivo troncato a sinistra, aperto al centro e che espunge da se’ i socialisti.
Il segretario del PSI, Riccardo Nencini, anche se i socialisti non sono stati contemplati nel discorso di Bersani, si è affrettato a dichiarare che il PSI parteciperà alle primarie. Non è stato detto se presentando un proprio candidato o sostenendo altrui campioni. In ogni caso si tratterebbe di una partecipazione che vedrebbe il PSI minoritario all’interno di uno schema di egemonia culturale fortemente penalizzante per gli ideali e le pratiche socialiste e che condannerebbe il partito alla subalternità politica. Nonostante i proclami, infatti, né PD, né SEL aderiscono al socialismo europeo. Su questo punto è ancora più lucido Bartolomei, sostenendo, in antitesi con la proposta del segretario PD, la necessità di un accordo a sinistra del Partito Democratico che tenga unite le forze storiche della sinistra italiana che abbiano all’orizzonte non la gestione dell’ordinaria amministrazione in ossequio ai poteri forti, ma vere, reali alternative di sistema. Alternative che per il Bartolomei sono “socialiste”.

 
Dal Treno alla trenA,se qualcosa non va in questo paese bisogna sempre metterla al femminile PDF Stampa E-mail
Scritto da Simonetta Zandiri   
Mercoledì 16 Maggio 2012 11:43

 

LA TrenA ad Alta velocità per la Cancellieri è la MADRE di tutte le preoccupazioni. Per Esposito, con la benedizione di Saitta, Bersani e gran parte di PD-PDL-Lega, la TrenA ad Alta velocità è tutta spiegata in un libro che FINALMENTE racconta perché si deve fare. Pare infatti che gli italiani non riescano a trovare ragioni per fare questa TrenA, mentre ne hanno trovate fin troppe per non farlA. Una cosa è certa: se qualcosa non va in questo paese bisogna sempre metterla al femminile, e così si trasforma il treno in una TrenA e la si rende MADRE di tutte le preoccupazioni. Invece no. E' un treno. E più che essere madre, o padre, è figlio di un disastro che hanno causato per lo più UOMINI al potere, perpetrando un sistematico FURTO (sostantivo maschile) di risorse, causando unA CRISI (sostantivo femminile) senza precedenti. 
Non c'è che una soluzione. 
Un altro sostantivo femminile.
No, non è rivoluzione, non siamo pronti.... 
E' RINASCITA. Sostantivo femminile nella sua stessa essenza.
Ma, mentre il libro del dis-onorevole Esposito è gratuito perché nessuno è disposto a pagare per capire le ragioni della TrenA ad Alta voracità, la rinascita ha un prezzo che dobbiamo essere disposti a pagare. Se non tutti, sicuramente in molti.
"Nessun gruppo di dominatori nella storia ha mai abbandonato pacificamente il potere", ha detto oggi in tribunale uno degli imputati al processo per le nuove BR. Forse è così, ma vi sfido a dimostrarmi che chi ha sconfitto con la violenza il potere, poi è riuscito a mantenerlo pacificamente. Oppressi trasformati in oppressori, con colori e metodi diversi, cambiando tutto perché nulla cambi.
E sarà così, ancora, fino a quando non saremo noi a cambiare.
 
Il Siulp critico contro usi paventati e indebiti dell'esercito nell'ordine pubblico PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Belletti   
Mercoledì 16 Maggio 2012 10:41

Sarebbe scontato sottolineare  il momento sia di quelli in cui fare errori apre spazio a pericolose deviazioni del percorso democratico,puo' non accorgersene un alveo politico infettato dagli interessi clientelari,puo' essere usato altrettanto clientelarmente da una Camusso che vede sempre piu' compagni abbandonare una cgil ormai destinata a essere sempre meno rappresentativa sul piano sindacale,non e' assolutamente sottovalutato dalla stragrande maggioranza degli italiani seri che magari non hanno ambiti di visbiilita' altrettanto forte ma che hanno compreso quanto l'aprire spazi sbagliati ,a usi indebiti dell'esercito rappresenti un primo passo nel far cadere ogni fiducia nelle istituzioni e inasprire in modo irreversibile i confronti.
la Cancellieri potra' anche avere un curriculum di tutto rispetto sul piano operativo,non ha pero'evidentemente il senso politico della situazione , tantomeno dovrebbe con assai scarsa prudenza aprire a spazi di decisioni marcatamente politiche all'interno di un governo tecnico non legittimato a farlo e appunto si e' smarcato sin dal suo insediamento da equivoci in tal senso.Riporto il comunicato del siulp,sindacato di polizia che non esita a sottolineare evidenti criticita' che magari la Cancellieri farebbe bene quantomeno ad approfondire,anche se nessuno e' tanto ingenuo da pensare le ignori.Altrettanto criticamente si invita Maccari del Coisp,molto avezzo a uscite provocatorie,spesso anche di peso e non aliene a essere prese in considerazione sotto profili disciplinari,direi quella sui lacrimogeni in parlamento parli per tutte,a ritornare nei meandri della ragionevolezza,seppur gli si voglia concedere giustificante nel suo cercare visibilita' all'interno di posizioni da lui a torto o ragione ritenute da riportare entro dimensioni  ben delineate di confine
Non puo' altresi' esimersi dal trascurare che Ferrero e' un soggetto Politico e referente che non puo' evitare  dichiarazioni che comportino dibattito e produzione nell'esercizio della sua funzione ,sarebbe ben contraddittorio come segretario di partito se rimanesse a guardare senza schierarsi e senza sottolineare quelle che lui ritiene delle criticita'.L'esercizio della contrapponenza e della concorrenza sin dall'alba delle prime democrazie ne hanno garantito la sopravvivenza ,al contrario le posizioni alla Maccari diventano critiche proprio verso il processo se puntano all'oltranzismo del castigare l'espressione politica entro penalita' giudiziarie che di sicuro non convengono se non a chi interpreta in modo esclusivamente repressivo l'esericizio delle opinioni diverse anche se indubbiamente nel caso di Ferrero sono state Forti

 
Paolo Ferrero : Apriamo il confronto nel rispetto delle differenze PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Ferrero   
Mercoledì 11 Aprile 2012 23:51

Il Manifesto per un nuovo soggetto politico pubblicato qualche giorno fa, ha il merito di aver aperto il dibattito su un problema politico intorno al quale di arrovelliamo e ci dividiamo da anni. Ne sono indice le reazioni di De Magistris, Castellina, Rossanda e altri, di cui condivido gran parte delle critiche. Non ritengo però che i dissensi debbano oscurare la necessità di discutere del problema centrale posto dal manifesto stesso.
Innanzitutto a me pare necessario costruire un nuovo spazio pubblico della democrazia, che si ponga l’obiettivo di diffondere il potere e non di concentrarlo. Così come ritengo necessario costruire un nuovo soggetto politico – di sinistra – che metta l’accento sull’inclusione, sulla struttura confederale e non piramidale. Ovviamente ritengo necessarie anche tante altre cose: che nell’attuale furibonda lotta di classe scatenata dall’alto occorra schierarsi da una parte; che occorra dar vita ad una soggettività politica che si opponga al neoliberismo con l’obiettivo di uscire da sinistra dalla crisi; che occorre rovesciare il disegno costituente del governo Monti dando vita ad una opposizione costituente.

 
Il rock è morto? Non so, ma io non mi sento molto bene… PDF Stampa E-mail
Scritto da Eva Milan   
Lunedì 30 Gennaio 2012 21:05

Eva MilanQualche tempo fa un articolo di Gino Castaldo dal titolo “Il silenzio del Rock. Questa volta è finita davvero” ha suscitato molte polemiche soprattutto da parte di chi sa che esiste un circuito indie vivo e vegeto, usando come argomento di contestazione all’articolo il fatto che oggi la musica viaggia attraverso il web e modalità “altre”, indipendenti dal circuito mainstream e dalle logiche di mercato tradizionali a cui Gino Castaldo resta affezionato. Questo è un argomento inconfutabile, che però non mi impedisce di vedere, più che la morte, un malanno del rock da un altro punto di vista, trovandomi agli antipodi rispetto al terreno in cui si muove Castaldo, ovvero dalla prospettiva “underground”, quel laboratorio sociale esperienziale da cui tutto dovrebbe nascere ed evolvere.

Personalmente (ingenuamente?) parto sempre dall’idea che il rock è “vivo” e soprattutto è “sano” quando esiste come fenomeno sociale e si nutre di un fermento dal basso verso l’altro, e in quanto tale non può essere rinchiuso entro un meccanismo di mercato, mainstream o "indie" che sia, che al contrario determina cultura di massa dall’alto verso il basso.

Che oggi la cultura rock si limiti a un fenomeno di mercato che esercita la sua influenza dall’alto verso il basso è un fatto, se non ovvio, facilmente constatabile guardando al funzionamento dei circuiti live, ormai completamente accentrati in mano a grandi gruppi organizzativi.

 
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