utenti online
25 visitatori onlineStatistiche
Utenti : 5207Contenuti : 2805
Link web : 1
Tot. visite contenuti : 1954872
Login
| Dal Treno alla trenA,se qualcosa non va in questo paese bisogna sempre metterla al femminile |
|
|
|
| Scritto da Simonetta Zandiri |
| Mercoledì 16 Maggio 2012 11:43 |
|
LA TrenA ad Alta velocità per la Cancellieri è la MADRE di tutte le preoccupazioni. Per Esposito, con la benedizione di Saitta, Bersani e gran parte di PD-PDL-Lega, la TrenA ad Alta velocità è tutta spiegata in un libro che FINALMENTE racconta perché si deve fare. Pare infatti che gli italiani non riescano a trovare ragioni per fare questa TrenA, mentre ne hanno trovate fin troppe per non farlA. Una cosa è certa: se qualcosa non va in questo paese bisogna sempre metterla al femminile, e così si trasforma il treno in una TrenA e la si rende MADRE di tutte le preoccupazioni. Invece no. E' un treno. E più che essere madre, o padre, è figlio di un disastro che hanno causato per lo più UOMINI al potere, perpetrando un sistematico FURTO (sostantivo maschile) di risorse, causando unA CRISI (sostantivo femminile) senza precedenti. Non c'è che una soluzione. Un altro sostantivo femminile. No, non è rivoluzione, non siamo pronti.... E' RINASCITA. Sostantivo femminile nella sua stessa essenza. Ma, mentre il libro del dis-onorevole Esposito è gratuito perché nessuno è disposto a pagare per capire le ragioni della TrenA ad Alta voracità, la rinascita ha un prezzo che dobbiamo essere disposti a pagare. Se non tutti, sicuramente in molti. "Nessun gruppo di dominatori nella storia ha mai abbandonato pacificamente il potere", ha detto oggi in tribunale uno degli imputati al processo per le nuove BR. Forse è così, ma vi sfido a dimostrarmi che chi ha sconfitto con la violenza il potere, poi è riuscito a mantenerlo pacificamente. Oppressi trasformati in oppressori, con colori e metodi diversi, cambiando tutto perché nulla cambi. E sarà così, ancora, fino a quando non saremo noi a cambiare. Oggi leggendo i giornali non ho potuto fare a meno di provare un senso di grande sconforto, quella parola "terrorismo" è ormai abusata, inflazionata, al punto che secondo me sanno anche "loro" che molti, questa volta, non cadranno nella trappola. Mi sembra di vederli, poco dopo aver lanciato la notizia dell'agguato al manager di Ansaldo, mentre con sofisticati software eseguono il monitoraggio dei thread e degli hashtag per misurare le reazioni dei citttadini "digitali" che condividono le notizie sui social network. E con stupore avranno notato un inquietante silenzio, mentre speravano in indignazione o paura, e avranno addirittura constatato che molti "comprendevano" le ragioni del gesto. Come l'uomo disperato che qualche giorno fa, armato di fucile, si è barricato in una sede di Equitalia. Con chi stavano gli italiani, con gli strozzini di stato o con l'uomo col fucile? Ecco. Oggi rileggendo i giornali ho avuto questa sensazione, che il sistema stia scricchiolando, che stia perdendo i propri punti di forza. Non significa che stiamo vincendo, al contrario, significa che aumenteranno la "pressione" stando attenti a non esagerare con la "repressione". Ci sono infiniti mezzi che possono usare per annientare il dissenso, ma alcuni sono controproducenti e la repressione è uno di questi. E' molto più facile metterci uno contro l'altro, insistere e quasi accendere lo scontro ideologico esasperando le diversità, comunisti contro fasci, nord contro sud, disoccupati contro cassaintegrati, operai contro impiegati, artigiani contro commercianti, così, giorno dopo giorno, meticolosamente, lavoreranno per dividerci. Perché è l'unico modo per essere certi di vincere. Allora, più che scendere in piazza per qualche ora, fermiamoci. E riflettiamo. Ascoltiamo, ascoltiamoci di più. Rileggiamo il passato, non quello che ci hanno insegnato a scuola, no, quello che nessuno ci racconta, ricerchiamo negli errori di chi ci ha preceduto le opportunità di un diverso modo di agire, individuiamo le trappole e sviluppiamo un sistema immunitario, pensiamo prima di scrivere certe frasi perché ogni parola, anche detta in buona fede, verrà distorta e usata contro di noi. Dobbiamo trovare un sistema per DISARMARLI, perché loro ne stanno costruendo uno per armarsi sempre di più, contro di noi, il "popolo". Alimenteranno il business della sicurezza, aumenteranno le telecamere installate ovunque, inizieremo ad abituarci a militari che pattugliano le strade con il mitra spianato, ci faranno credere che è nel nostro interesse, magari metteranno anche metal detector nelle grandi aziende, quelle considerate "obiettivo" dei "potenziali terroristi". E se non avranno ottenuto il livello di paura che hanno come obiettivo, allora andranno oltre. La storia insegna, per chi ha il coraggio di rileggerla. Non so come fermare questo piano che ogni giorno assume contorni sempre più inquietanti, e che passa dalla paranoia a qualcosa di possibile, quasi reale. Ma so che dobbiamo prima comprenderlo, fino in fondo, e poi contrapporre una coesione senza precedenti, superando pregiudizi e ideologie strumentali solo ad isolarci e dividerci. So che per non precipitare in questo baratro dovremo imparare a prenderci cura uno dell'altro, in una sorta di auto mutuo aiuto, tenendoci per mano ma senza aspettare che qualcuno ci indichi la via o ci dica cosa fare... Imparando tutti a fare semplicemente la cosa giusta, perché se sai che una cosa è giusta, la fai, non hai bisogno che qualcuno ti spinga a farla, devi solo fare i conti con la tua coscienza! Pensieri liberi. Fuori c'è il vento e soffia con forza. E dire che tutto era iniziato con la TrenA ad Alta velocità.... Per favore, fermatemi!!!! Simonetta Zandiri
|






Simonetta Zandiri